comunicato stampa * 26/05/2016
Storie di Economia Circolare: Massimo Parisi

Focus 2: Ricominciare a vivere... "In Galera". Il lavoro come occasione per ripartire.

Un nuovo inizio, una seconda possibilità per ridare valore alla propria esistenza e ripartire con il piede giusto: è questo l’obiettivo di “InGalera”, il primo ed unico ristorante in Italia creato all’interno di una struttura carceraria. Inaugurato nell’ottobre del 2015, dentro al carcere di Bollate, “InGalera” ha lo scopo di offrire ai detenuti, regolarmente assunti, una “nuova occasione” di vita, una seconda possibilità per riappropriarsi o apprendere la “cultura del lavoro”, attraverso un percorso di formazione professionale e di responsabilizzazione, che li metta in rapporto con il mercato, il mondo del lavoro e la società civile.

Aperto al pubblico a pranzo e a cena, sei giorni su sette, “InGalera” dà lavoro a otto detenuti (assunti dalla cooperativa “Abc la sapienza in tavola”),  seguiti da uno chef e un maitre professionisti. A questi, si aggiungono anche diversi tirocinanti della sezione carceraria dell’Istituto Alberghiero “Paolo Frisi” di Milano, che possono svolgere presso “InGalera” lo stage obbligatorio per il conseguimento del loro diploma alberghiero.

“L’obiettivo più importante di questo nostro progetto - racconta Massimo Parisi, Direttore del carcere di Bollate - non è solo quello, già di per sé rilevante, di fornire ai detenuti competenze formative e professionali  utili al loro reinserimento sociale, ma anche di offrire a chiunque, con la costante apertura al pubblico, un’opportunità di entrare nel ‘mondo carcerario’ e riflettere sul senso della pena. In questo modo, il ristorante può farsi portatore di un messaggio culturale ancora più forte, che intende consolidare le basi per un’effettiva inclusione sociale dei detenuti”.

Il carcere di Bollate ospita attualmente circa 1.200 detenuti: di questi, 200 sono impegnati in attività lavorative e di volontariato all’esterno del carcere, mentre altri 300 lavorano all’interno della struttura carceraria. Non solo la creazione di un ristorante, dunque, ma anche altri progetti sociali sono stati portati avanti, negli anni, dal carcere di Bollate… Ad esempio, tra i più originali, quello di “Cascina Bollate”: un vivaio all’interno del carcere, dove lavorano detenuti che imparano un mestiere, accanto a giardinieri professionisti, occupandosi di piante erbacee perenni.

“Anche per coloro che si trovano in esecuzione di una pena detentiva - conclude Massimo Parisi - lavorare in un contesto ‘normale’, come può essere quello di un ristorante o di un vivaio, è un’esperienza fondamentale a livello umano. E noi siamo pienamente consapevoli dell’immenso valore che simili progetti possono avere nella quotidianità di quanti vivono in detenzione, che possono così iniziare a sentirsi maggiormente responsabilizzati, preparandosi gradualmente al ritorno a una vita fuori dal carcere”.

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