comunicato stampa * 12/12/2019
ATLANTE DI ECONOMIA CIRCOLARE: LE STORIE NELLA MODA

ATLANTE DI ECONOMIA CIRCOLARE: LE STORIE NELLA MODA

L’importanza di produrre con la lana bio, la tradizione del distretto pratese diventa sostenibile, 15 artigiani rifugiati creano accessori usando solo materiale di scarto

Anche la moda si ispira alla sostenibilità e ai principi dell’Economia Circolare: una trasformazione che incontra le richieste degli amanti dello shopping, sempre più attenti a ciò che indossano. Come messo in luce dal report annuale Lyst, nel 2019 le ricerche online legate ai capi di abbigliamento sostenibili sono aumentate del 75%, così come quelle legate ai materiali eco-friendly: del 102% l’econyl, del 52% il cotone organico, del 130% il repreve e del 42% il tencel. Ecco allora che anche in Italia, patria di alcuni fra i più grandi stilisti del mondo, c’è chi ha deciso di produrre indumenti e accessori stando all’interno di un sistema virtuoso. Alcune di queste storie sono raccontatedalleopere finaliste della seconda edizione Concorso “Storie di Economia Circolare”, organizzato da Ecodom, il principale Consorzio italiano per il recupero dei RAEE, e dal CDCA, il primo Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in Italia. Il contest, che quest’anno ha raccolto 81 storie a livello nazionale - di cui 33 dal mondo del tessile, abbigliamento, calzature e accessori - si concluderà con una cerimonia di premiazione il 12 dicembre 2019 alla Fondazione Riccardo Catella di Milano.

Il tessuto più naturale: la lana 

Lana 100% Bio, Colori 100% e tutta la sapienza del Made in Italy. Sono queste le carte vincenti di Fortunale, azienda di San Chirico Raparo, Basilicata, che dal 2018, crea capi ecosostenibili realizzati secondo i più moderni principi di economia circolare. Il laboratorio, raccontato dal reportagedi Francesca Gresia, si distingue per la colorazione della lana con elementi naturali come fiori, foglie, bacche e radici. Un processo che ha ricevuto la prestigiosa certificazione Woolmark Approved Natural Coloration Technology.

Nel distretto tessile pratese, nasce nell’ottobre del 2017 l’azienda Rifò, specializzata nella rigenerazione difibre tessili nobili come il cashmere, attraverso una comprovata tecnologia presente nel distretto pratese da più di cento anni. Rifò vuole dimostrare al mercato del fashion che si possono utilizzare filati rigenerati per produrre vari tipi di capi con notevoli vantaggi economici ed ecologici, senza compromessi sulla qualità del prodotto: lo racconta il reportagedi Fabrizio Sarra e Lucia Capobianco, in finale nella sezione Foto.

 

Dalle borse di Tea a quelle dei rifugiati

Tea 1928è una microimpresa nata nel 2014 a Falconara Marittima, Marche, con l’obiettivo di realizzare borse, pelletterie, articoli da viaggio, foulard e fazzoletti da stanchino utilizzando esclusivamente avanzi di lavorazione di tappezzerie, di pelletterie e di concerie. Una parola, recupero, diverse declinazioni: di materiali, di lavorazioni, di persone. Il lavoro di Tea 1928 è al centro del reportage dal titolo “A passi di bimba”, scritto da Laura Trappetti. 

A Palermo un bene confiscato alla mafia diventa un laboratorio in cui vecchi abiti si trasformano in opere artigianali, e persone emarginate trovano una nuova vita. È la storia della Sartoria Sociale di Al Revés, cooperativa fondata nel 2012 con due obiettivi: l’inclusione socio-lavorativa e il supporto socio-relazionale di persone svantaggiate. Raccontata dall’operadi Morena Famà, la Sartoria è un fiore all’occhiello del riciclo tessile e sartoriale siciliano, nonché un luogo di formazione per le detenute della Casa Circondariale Pagliarelli. 

Refugee ScArt – L’arte dei rifugiatiè un progetto umanitario della Fondazione Spiral Onlus nato nell’estate del 2011 con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) Ufficio Sud Europa, in cooperazione con Centro Astalli, Laboratorio 53 e Programma Integra, a sostegno di rifugiati arrivati in Italia in cerca di protezione. In un laboratorio artigianale, raccontato dal fumettodi Valerio Chiola, un gruppo di quindici rifugiati crea teli artistici da cui vengono prodotti oggetti fatti interamente di materiali di scarto.