News * 31/01/2019
Storie di Economia Circolare: raccontare la bellezza della positività. I vincitori del concorso.

In natura non esistono scarti: ciò che noi pensiamo sia scarto, in realtà è una risorsa per qualcun altro”: così il video “The Circle” esprime il concetto che sta alla base di tutta l’Economia Circolare e che può estendersi ormai in ogni ambito della nostra vita. Ormai i mezzi ci sono, o si stanno mettendo a punto, come il concorso Storie di Economia Circolare ha messo in evidenza: lo scorso 11 dicembre a Roma si è svolta la premiazione dei vincitori delle quattro categorie in gara (video, foto, radio, scrittura), ma scegliere tra le bellissime 118 storie che si contendevano il primo posto non è stato facile. Dimostrando come l’Economia Circolare meriti di non solo di essere attuata, ma anche di essere raccontata: “A che punto siamo? Negli ultimi tempi si è diffusa la consapevolezza dell’importanza dell’Economia Circolare e la conoscenza di ciò che questo modello significa – è il commento a caldo del Presidente di Ecodom Maurizio Bernardi – Tuttavia per estenderlo in maniera più ampia occorre che le imprese investano e ripensino il proprio processo produttivo”.

Ecco dunque le storie che raccontano l’esperienza di chi ha saputo ripensare il proprio processo: che si tratti dell’opera di volontari o di vere e proprie aziende nate su nuovi presupposti, sono realtà che val la pena scoprire e valorizzare: le trovate tutte nella sezione dedicata del sito. Andiamo però ora scoprire i vincitori per le diverse categorie.

Per la categoria video il vincitore è: Flavio la Franca

“The Circle”.
Tutto si svolge in una giornata come tante altre, alle porte di Roma. In mezzo a vigneti e coltivazioni tradizionali, il video ci accompagna in una piccola serra: ma ciò che sembra piccolo in realtà nasconde una potenzialità davvero enorme, perché coltivando fuori terra in verticale serve molto meno spazio per far crescere le piante. E insieme alla coltivazione è stato sviluppato anche l’allevamento di bellissime carpe koi, in un sistema che riesce a risparmiare sino al 90% dell’acqua rispetto a quelli tradizionali. 
Il concetto da cui parte il progetto “The Circle” è semplice: in natura nulla va sprecato, gli scarti di uno sono la vita per qualcun altro. Così le carpe, semplicemente vivendo, producono scarti che vengono utilizzati dalle piante per crescere: l’acqua, così ripulita, torna alle carpe e il ciclo ricomincia. E ogni giorno si riescono a portare ai migliori ristoranti della città verdure freschissime coltivate a impatto zero, senza immissioni inquinanti, senza diserbanti, senza antiparassitari e senza fertilizzanti di sintesi.
Scopri il progetto The Circle

Per la categoria fotografia i vincitori sono: Davide Lanzilao e Veronica Di Benedetto Montaccini

“Panta Rei: una fiaba circolare”.
Due mani impastano il fango, perché è così, sporcandosi le mani con ciò che la natura ci offre, che possiamo costruire un presente e un futuro sostenibili. Insieme, bambini, anziani, adulti lavorano e sperimentano, mentre un paesaggio verde si perde in lontananza e strutture di legno dall’architettura contemporanea si innalzano in mezzo alle piante. Perché vivere in armonia con la natura non vuol dire rinunciare alle comodità moderne, non vuol dire allontanarsi dalla civiltà, non vuol dire essere eremiti: qui siamo a Passignano sul Trasimeno, dove sorge “Panta Rei”, un centro di educazione permanente sullo sviluppo sostenibile, dove anche i saperi sono circolari e la bioedilizia è una realtà quotidiana.
La materia prima viene raccolta dal territorio, ogni abitazione è biodegradabile e riutilizzabile al 100%, l’acqua proviene da un impianto di fitodepurazione e quindi viene recuperata per i servizi igienici e per l’irrigazione dell’orto, l’energia si ricava grazie ai pannelli solari e i rifiuti vengono smaltiti attraverso il metodo bokashi o compost.
Così questo esperimento è divenuto un modello di bioedilizia in Europa.
Scopri il progetto Panta Rei

Per la categoria radio il vincitore è: Valerio Maggio

“Storia di un pezzo di legno”.
A scuola ci insegnano che un pezzo di legno si trasforma, un oggetto può diventarne un altro e quindi quante vite può avere un pezzo di legno?”: è questa domanda l’anima del progetto “Falegnameria K_Alma” di Roma. Qui i richiedenti asilo, ma anche chiunque abbia voglia di parteciparvi, imparano a lavorare il legno grazie all’impegno di chi ha deciso di far circolare il proprio sapere. Ciò che era destinato ad essere buttato via torna in circolo con una forma e uno scopo totalmente nuovi. Riprendono vita gli oggetti, costruiscono una nuova vita anche le persone: “Qualche volta sento l’odore di un legno che sembra quello del mio Paese è dici sì, questo è proprio uguale”, confida uno dei partecipanti intento a dar vita a un armadio, a uno sgabello, a qualcosa che andrà ad arredare case, scuole, centri ricreativi. 
E così può capitare che lo spazio non basti, perché le persone hanno chiesto degli armadi, ma i locali sono troppo piccoli e dunque bisogna aspettare la bella stagione, quando si può lavorare anche all’aperto, per soddisfare tutte le richieste: “Tutto questo ha un senso, perché in una società come questa in cui noi utilizziamo e al tempo stesso sprechiamo altrettanto materiale, ci sembra logico e giusto sperimentare questa formula”.
Scopri il progetto Falegnameria K_Alma

Per la categoria scrittura i vincitori sono: Marta Facchini e Roberta Covelli

“Dal consumo alla comunità: la storia di Recup”.
Una metropoli come Milano, giganteschi mercati che ogni giorno inondano la città di merci e, soprattutto, cibo: ma riusciranno a venderlo tutto quel cibo? E di quello avanzato cosa se ne farà? Così, alla domanda “Avete venduto tutto o è rimasto qualcosa per noi?”, sono molti più di quelli che potreste pensare i venditori ambulanti che dai loro camion tirano fuori cassette di verdura, frutta, cibo di tutti i tipi che da lì a poco sarebbe andato buttato. 
Non accade più grazie a “Recup”, un’associazione impegnata contro lo spreco alimentare, attiva proprio sui mercati milanesi. Partita da viale Papiniano, riesce ormai a coprire dieci mercati in diverse zone della città grazie a una vasta rete di volontari che si rimboccano le maniche e recuperano le cassette di invenduto per raccoglierle a fine mercato in un luogo unico: qui le persone possono venire a prendere ciò che serve loro, gratis. Solo ciò che serve però, per non buttare via nulla. 
E anche il cibo che non viene mangiato può trovare una nuova vita, diversa, ma altrettanto importante:Su un tavolo sono poggiati piccoli barattoli colorati – raccontano le autrici – Contengono colori creati facendo bollire le verdure e frullandole: il verde dalle erbette e dagli spinaci, il rosso dalle bucce di cipolla e dalle barbabietole”. Così, incontri tra i banchi di un mercato e laboratori, anche i quartieri ricominciano a vivere, a riprendere una dimensione umana: “Si ricostruisce il dialogo e il mercato diventa un punto di aggregazione e di apertura. Una piazza sociale”.
Scopri il progetto Recup