Storie di economia circolare

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News * 18/06/2016
Storie di economia circolare

In occasione della presentazione annuale del Rapporto di Sostenibilità, abbiamo cercato di creare un momento di confronto serio e approfondito con gli stakeholder su temi di rilevanza strategica, collegati alla nostra attività.

Quest'anno raccontiamo le storie di donne e di uomini che hanno ridefinito il modo abituale di fare le cose, che hanno superato il modello "usa e getta", che hanno saputo offrire una "vita nuova" alle cose e alle persone.  

Envie: una nuova vita per gli elettrodomestici, e per tante persone

Dalla Francia un modello esemplare di eco-sostenibilità

Quando Envie fu costituita nel 1984 a Strasburgo, l’economia circolare, racconta Antoine Roy, “non era ancora nata”. Ma l’idea, al tempo stesso semplice e geniale, era frutto della stessa ispirazione: mettere insieme tutti gli attori di una filiera, quella degli elettrodomestici (produttori, operatori logistici, industrie del trattamento, grande distribuzione), allo scopo di riparare le apparecchiature in disuso e rivenderle a prezzi bassi una volta rigenerate, creando posti di lavoro a livello locale e favorendo l’integrazione professionale. Dal 1984 ad oggi Envie ha assunto più di 2.500 dipendenti e rappresenta una delle reti europee più estese, con oltre 50 imprese presenti su tutto il territorio francese e circa 90 mila apparecchi rigenerati ogni anno.

Il segreto del successo - spiega Roy - sta nella solidità del progetto iniziale, fondato su tre pilastri: inserimento professionale, tutela dell’ambiente e sviluppo economico. E, anche, nella lungimiranza delle istituzioni che, scommettendo sulla bontà del nostro progetto, lo hanno co-finanziato permettendoci di crescere e di raggiungere oggi una solida autonomia economica e finanziaria”.

Envie raccoglie gli elettrodomestici prossimi alla rottamazione e li raggruppa nei propri siti operativi; rigenera gli apparecchi in condizioni migliori e invia il resto agli impianti che ne garantisco un trattamento ambientalmente corretto; reimmette sul mercato, in uno dei 45 negozi della Federazione presenti su tutto il territorio francese, gli apparecchi ricondizionati ad un prezzo decisamente inferiore a quello di un elettrodomestico nuovo e, quindi, più accessibile.

Ogni azienda del network Envie ha raggiunto una capacità di auto-finanziamento pari all’80% (al restante 20% contribuisce ancora lo Stato). Il 60% dei collaboratori, inseriti con contratti di integrazione professionale, dopo la permanenza in Envie possono accedere a un lavoro o a un corso certificato, e le competenze professionali acquisite sono riconosciute da tutti gli stakeholder.

Obiettivi per il futuro? “Fare sempre meglio mettendo l’uomo al centro dello sviluppo”, risponde Roy.

Oldani: Pensare prima di comprare, pesare prima di cucinare

Una ricetta contro lo spreco alimentare e in favore della qualità

Un tempo cucinare con ingredienti semplici o ‘di riciclo’ era l’abitudine: le materie prime disponibili erano poche, le modalità di conservazione del cibo rudimentali. E per generazioni che avevano fatto la guerra e che raccontavano a me bambino le penurie e le sofferenze di quel periodo, non buttare via nulla non solo era normale, era doveroso”.

Così lo chef Davide Oldani spiega perché sia diventato il pioniere della cucina a basso costo ma di qualità. Una filosofia alla quale ha improntato i suoi due ristoranti D’O di Cornaredo (il secondo aperto in questo mese), a venti chilometri da Milano, e che gli ha permesso di diventare ambasciatore della migliore cucina (e cultura) italiana nel mondo: nel 2013 è stato invitato ad Harvard in seguito a una case history sul suo ristorante pubblicata sulla Harvard Business School Review.

Oggi l’attenzione delle precedenti generazioni al corretto impiego del cibo sembra dimenticata: si calcola (dati Osservatorio Waste Watcher 2015) che in Italia lo spreco di cibo valga 8,4 miliardi di euro all'anno, pari a 6,7 euro a settimana a famiglia, per 650 grammi di cibo sprecato. Un fenomeno che costa quanto mezzo punto di PIL nazionale, perché il cibo gettato non è recuperabile e il suo smaltimento diventa un costo, anche ambientale.

Pensare prima di comprare e pesare prima di cucinare”: questa la raccomandazione di Oldani e il principio da lui seguito in cucina: “Utilizzo sempre ingredienti semplici e stagionali, cosa che permette anche una corretta accessibilità, e nelle giuste quantità, perché lo spreco di materie prime va evitato ad ogni costo. E se qualcosa avanza ricicliamolo, proprio come facevano i nostri nonni”.

Insieme: da scarti a risorse, è la seconda opportunità

Da quasi quarant’anni una cooperativa vicentina pratica un’economia ecologia e solidale

I numeri della cooperativa sociale “Insieme” di Vicenza sono, per forza di cose, diversi da quelli di Envie. Ma identica, spiega Franco Fontana, è la mission: “Dare una seconda opportunità alle persone e alle cose che apparentemente non ce l’hanno”. Nata nel 1979 per iniziativa di un gruppo di cittadini intenzionati a realizzare una vera impresa sociale, Insieme è oggi composta da 150 persone (di cui 50 soci responsabili) che trasformano gli scarti in risorse puntando su un’economia ecologica e solidale, basata sul riciclo e sul riuso.

In questi anni - racconta Fontana - abbiamo accolto più di 600 persone tra minori, giovani e adulti con alle spalle esperienze di disagio, offrendo loro concrete opportunità di lavoro e di formazione e ispirandoci a valori si racchiudono in quattro ‘A’: accoglienza, ambiente, autogestione, abitare la città (quest’ultima intesa come capacità di inserirsi attivamente in una comunità)”.

“Insieme” cerca ogni giorno di ridare valore alle cose che raccoglie o che ritira. Mobili, oggetti, libri, giocattoli, strumenti musicali: tutto può essere restaurato, rivenduto, oppure tornare materia prima, diminuendo così gli sprechi e i rifiuti urbani. “Tutti i beni - continua Fontana - possono essere valorizzati e rivalutati, tornare ad essere utili, perfino diventare fonte di nuove creazioni: da un antico balcone in legno si può ricavare un tavolo da cucina, da un set di cucchiai non più in uso un moderno lampadario…”.

Attualmente “Insieme” è strutturata in tre aree: la prima si occupa della raccolta, la seconda della preparazione degli oggetti raccolti e la terza della vendita. Il tutto nel massimo rispetto dell’ambiente: “Nel 2011 - conclude Fontana - la cooperativa ha installato un impianto fotovoltaico che soddisfa in toto il nostro fabbisogno elettrico; inoltre abbiamo acquistato diversi automezzi a Gpl per minimizzare l’impatto dei nostri trasporti”.

Bollate: ricominciare a vivere, “inGalera”

Il lavoro in prigione come occasione per ripartire

Inaugurato ad ottobre 2015 dentro al carcere di Bollate, “InGalera” è il primo ed unico ristorante del genere in Italia e offre ai detenuti, regolarmente assunti, una nuova occasione di vita, la possibilità di riappropriarsi o di apprendere la cultura del lavoro, l’opportunità di (ri)mettersi in rapporto con il mercato e con la società che li attende “fuori”.

Aperto al pubblico a pranzo e a cena, sei giorni su sette, “InGalera” dà lavoro a 8 detenuti (assunti dalla cooperativa “Abc la sapienza in tavola”), seguiti da uno chef e un maitre professionisti. A questi si aggiungono i tirocinanti della sezione carceraria dell’Istituto alberghiero “Paolo Frisi” di Milano, che svolgono qui lo stage obbligatorio per il conseguimento del diploma.

L’obiettivo del nostro progetto - racconta Massimo Parisi, direttore del carcere di Bollate - non è solo quello, già rilevante, di fornire ai detenuti competenze formative e professionali utili al loro reinserimento sociale, ma quello di offrire a chiunque, attraverso l’apertura al pubblico, l’opportunità di entrare nel ‘mondo carcerario’ e riflettere sul senso della pena. Il ristorante - conclude Parisi - diventa così portatore di un messaggio culturale ancora più forte ai fini dell’effettiva inclusione sociale dei detenuti”.

Attualmente il carcere ospita 1.200 detenuti. Di questi, 200 sono impegnati in attività lavorative e di volontariato esterne, altri 300 lavorano all’interno. Non solo la creazione di un ristorante, dunque: negli anni sono stati sviluppati altri progetti sociali. Fra i più originali quello di “Cascina Bollate”, un vivaio all’interno del carcere nel quale lavorano detenuti che imparano un mestiere affiancati da giardinieri professionisti.

Legambiente: Comuni Ricicloni, un’eccellenza italiana

“L’Italia potrebbe diventare leader dell'economia circolare in Europa”

L’iniziativa “Comuni Ricicloni” è nata nel 1994 ad opera di Legambiente, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al fine di premiare ogni anno le comunità locali, le amministrazioni pubbliche e i cittadini che hanno ottenuto i migliori risultati nella raccolta e gestione dei rifiuti.

Quando cominciammo - ricorda Stefano Ciafani - i ‘Comuni Ricicloni’ erano poche decine, perlopiù concentrati in Lombardia e Veneto; dopo dieci anni le realtà virtuose si erano moltiplicate nel centro-nord Italia; dopo vent’anni sono stati premiati numerosi ‘Comuni Ricicloni’ anche al centro-sud: non solo piccoli Comuni, ma diversi capoluoghi di provincia. Inoltre una grande città come Milano, nonostante l’elevato numero di abitanti, ha messo a punto una raccolta differenziata tra le migliori in Europa”.

Nell’edizione 2015 sono risultati 1.520 i Comuni italiani “campioni” nella raccolta differenziata dei rifiuti (192 in più rispetto al 2014), con una popolazione di quasi 10 milioni di abitanti che hanno imparato a riciclare e differenziare i propri rifiuti, alimentando l’industria del riuso.

Raccogliere però - avverte Ciafani - non basta: occorre uno sforzo in più per estendere le buone pratiche di gestione, già presenti in molti Comuni, alle realtà che sono rimaste indietro. L’Italia potrebbe diventare leader dell'economia circolare in Europa, vantando la presenza di numerosi modelli di innovazione industriale e di impianti di trattamento dei rifiuti che non hanno nulla da invidiare agli altri Paesi europei. Ma - conclude - occorre rendere queste attività sempre più convenienti, anche sotto il profilo dei costi, e diffonderle capillarmente in tutto il Paese”.

A Sud: Basta con lo sfruttamento delle risorse

“L’attuale modello economico e sociale si dimentica dei limiti fisici del pianeta”

Di fronte al progressivo e inevitabile esaurimento delle risorse, dei cambiamenti climatici che incalzano, della miriade di fronti di emergenza ambientale diffusi in tutto il mondo e della continua erosione del livello di qualità della vita, la diffusione di pratiche di recupero, riuso e riciclaggio dei rifiuti è uno dei capisaldi da cui partire per riscrivere le regole di funzionamento di un modello economico e sociale che pericolosamente non tiene in conto i limiti fisici del pianeta”.

Così Marica Di Pierri spiega le ragioni di “A Sud”, una onlus italiana indipendente costituita nel 2003 che si occupa di cooperazione tra nord e sud del mondo, di formazione ambientale ed interculturale, di ricerca sulle questioni legate ai conflitti ambientali, alla riconversione ecologica delle attività produttive e del settore energetico, di promozione di campagne nazionali e internazionali per la difesa dei beni comuni e per la giustizia ambientale e sociale, di progettazione europea in tema di sostenibilità, di comunicazione e pubblicazioni su nuovi modelli di sviluppo.

Nel 2007 “A Sud” ha aperto il CDCA, il primo Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in Italia: un centro studi indipendente che ricerca, documenta, mappa e analizza i numerosi conflitti ambientali nati, in Italia e nel mondo, intorno ai modelli di gestione delle risorse. “L’attuale sistema produttivo è insostenibile - conclude Di Pierri - e occorre quindi prima individuare e poi mettere a sistema soluzioni concrete. Quanto ascoltato in occasione della presentazione del Rapporto di Sostenibilità 2015 di Ecodom conferma non solo la necessità ma anche la possibilità di cominciare ad attuare modelli di sviluppo più lungimiranti”.

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