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News * 17/03/2016
Sistema RAEE: ma i Produttori cosa dicono?

Risponde un’approfondita indagine commissionata da Ecodom a IPSOS: in genere lo ritengono avanzato e competitivo, ma ancora con ampi margini di miglioramento. Molti di loro, però, confessano di non conoscerlo abbastanza.

L'Italia ha un sistema di gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche avanzato e competitivo, ma ci sono ancora margini di miglioramento. Così, in sintesi, i media hanno riportato il parere dei Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche emerso dall’indagine RAEE: il punto di vista degli attori protagonisti, che Ecodom ha commissionato alla società di ricerche IPSOS.

Presentata il 18 febbraio 2016 a Milano, in un incontro al quale sono intervenuti - fra gli altri - il presidente di Ecodom Maurizio Tursini, il direttore generale di CECED Europa Paolo Falcioni e il presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli, lo studio è il primo su larga scala rivolto specificamente ai Produttori con l’obiettivo di conoscerne il punto di vista sia sul funzionamento dell’attuale Sistema formale dei RAEE sia sulle novità introdotte dal Decreto Legislativo 49/2014, che ha recepito la Direttiva comunitaria del 2012 sul trattamento di questi rifiuti.

L’indagine, partita a settembre 2015, si è articolata in due fasi: la prima, qualitativa, ha messo a fuoco, attraverso 8 approfonditi colloqui one to one con i Produttori aderenti ai principali Sistemi Collettivi italiani, i più importanti temi della ricerca; la seconda, quantitativa, ha coinvolto 600 imprese produttrici di AEE, pari a circa l’8% (un campione quindi particolarmente vasto e rappresentativo) delle aziende iscritte al Registro AEE. In questo modo, spiega il presidente Tursini, “Ecodom ha voluto accendere i riflettori su un sistema, quello di gestione dei RAEE, che oggi riveste un’importanza fondamentale nel nostro Paese e che gli stessi Produttori hanno fatto nascere e crescere. Parliamo di circa 7.500 aziende di ogni dimensione, che hanno saputo dare una risposta positiva alle normative, prima europee e poi nazionali, sulla Extended Producer Responsibility, dimostrando di saper finanziare e gestire la raccolta e il trattamento dei rifiuti derivanti dai propri prodotti immessi sul mercato”.

Produttori ancora poco informati, ma “positivi” verso il sistema

Premesso che nell’87% delle aziende intervistate esiste una figura o un ufficio preposto alla gestione dei RAEE, anche se ancora poco diffusa risulta la figura dell’Environmental Manager (3% dei casi), il primo dato che spicca dall’indagine è il gap di conoscenza ancora esistente sul Sistema RAEE italiano: il 28% del campione si è dichiarato disinformato sul tema. Comunque, indipendentemente dal livello di informazione manifestato, i Produttori giudicano in maniera sostanzialmente favorevole i cambiamenti avvenuti negli ultimi cinque anni in tema di RAEE domestici: la pensa così il 64% degli intervistati, contro un 23% che esprime un giudizio negativo. È però da sottolineare come tale negatività aumenti al diminuire della conoscenza dei fatti: tra coloro che si dichiarano poco informati, ad esprimere un giudizio negativo è il 30 %.

Quelli che pensano “positivo” spiegano l’evoluzione favorevole del sistema con i seguenti fattori: la maggiore sensibilità ambientale dei Produttori verso la corretta gestione dei RAEE (32% del campione); la più chiara definizione delle attività e degli obblighi di ciascun attore operante nella filiera (28%); la più alta consapevolezza dell’importanza che l'ambiente riveste per la società in generale, dai Produttori agli utilizzatori finali (28%); la più forte sollecitazione da parte della Commissione Europea a considerare il tema ambientale come prioritario (7%). Infine, residuale ma importante la quota di coloro che intravvedono un “cambio di paradigma” nella considerazione dei RAEE: da semplice rifiuto a potenziale risorsa (4%).

Di contro, le maggiori criticità riscontrate dai detrattori del sistema RAEE sottolineano la “complessità” del sistema indicando 2 due nodi principali: la mancata consapevolezza da parte dei consumatori di pagare un eco-contributo, al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura, per finanziare la gestione dei RAEE; le insufficienti garanzie di qualità ambientale da parte di alcuni operatori che si occupano del trattamento.

Nel complesso, comunque, i Produttori di AEE danno al sistema di gestione dei RAEE domestici in Italia una valutazione di sufficienza: 6,1 è il voto medio; anche se, nel confronto con gli altri Paesi UE, quasi la metà (42%) giudica l'Italia “in ritardo”, il 24% la pone sullo stesso livello e solo il 4% la ritiene più avanti (il restante 30% non ha un’opinione).

Canale “parallelo” dei raee: chi lo alimenta e perché

Un capitolo dell’indagine Ecodom-IPSOS è dedicato al cosiddetto “disperso”, cioè al flusso di RAEE non intercettato dai Sistemi collettivi istituiti dai Produttori di AEE e del quale, quindi, non si ha certezza che sia sottoposto a un trattamento ambientalmente corretto. Anche in questo caso il primo dato che colpisce è l’insufficiente conoscenza del fenomeno: mentre gli intervistati ritengono che il sommerso sia in media pari al 44% del totale dei RAEE raccolti in Italia, in realtà - secondo i dati della ricerca CWIT recentemente presentata dal WEEE Forum - la percentuale effettiva supera il 70%.

Chiesti di indicare la cause principali del fenomeno, i Produttori indicano, nell’ordine: gli utilizzatori finali, ignari dei rischi dello scorretto smaltimento (52%); Enti locali e distributori, responsabili di cedere i RAEE raccolti al miglior offerente senza valutarne l’effettiva capacità di gestirli in modo corretto (26%); le Amministrazioni pubbliche, responsabili di rilasciare in modo superficiale le autorizzazioni al trattamento dei RAEE (22%).

D. Lgs. 49/2014: conoscenza limitata, ma ok al modello “all actors”

Sui contenuti del D.Lgs. 49/2014 la mancanza di informazione è particolarmente diffusa: solo 1 intervistato su 4 (il 27% del campione) dichiara di conoscere abbastanza o molto bene il testo del Decreto e solo il 12% ha partecipato a convegni, workshop o attività informative sui suoi contenuti. Tra coloro che conoscono la normativa, il 70% esprime una valutazione abbastanza o molto positiva, seppure con margini di migliorabilità.

Particolare apprezzamento invece per il modello “all actors” (giudicato positivamente dal 70% degli intervistati), una delle principali innovazioni introdotte dal D.Lgs. 49/2014, secondo cui i soggetti che effettuano la raccolta (Enti locali e distributori) possono “cedere” i RAEE - oltre che ai Sistemi collettivi - anche ad operatori privati, purché in possesso di regolare autorizzazione al trattamento. Il motivo principale di tale apprezzamento (50%) sta nella possibilità di emersione del sommerso: rendere “ufficiale” il canale parallelo consentirebbe di tracciare le quantità di RAEE oggi disperse; una seconda motivazione (40%) è che questo modello potrebbe essere positivo in particolare per i Produttori: i loro Sistemi Collettivi avrebbero minori quantità di RAEE da gestire. Più articolate invece le ragioni del “no” (21% del totale): la preoccupazione per la possibile carenza professionale degli operatori che si occupano del trattamento (54%); il timore di una mancata tempestività ed efficacia dei controlli (30%); il rischio che l’incremento degli attori della filiera generi problemi per la tracciabilità dei RAEE portando così ad un ulteriore incremento del sommerso (22%).

Competenza, garanzie, trasparenza: i “must have” di un consorzio

Dall’indagine è emerso, infine, che tutti i Produttori di elettrodomestici, nella scelta del Sistema Collettivo a cui aderire, reputano imprescindibili alcuni elementi: la specializzazione e competenza professionale di chi ci lavora (62%); le garanzie fornite rispetto al corretto trattamento dei RAEE (58%); la trasparenza nella politica dei prezzi (50%); la coerenza dell’operato con la propria mission (44%). I fattori più importanti dal punto di vista economico sono invece la quota associativa (ritenuta l’elemento di costo più importante dal 28,4% del campione) e l’entità dell’eco-contributo (24,6%).

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