News * 14/10/2019
RAEE, in Italia quattro su dieci sfuggono alla filiera legale

Lo rivela una ricerca di Ecodom e Altroconsumo, alla quale hanno partecipato 205 consumatori in tutta Italia.

È bene tenere a mente un principio stabilito dalla legge: la destinazione finale di ogni Rifiuto da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) deve essere un impianto di trattamento autorizzato, nel quale le operazioni di riciclo avvengono secondo elevati standard di qualità, per non disperdere sostanze inquinanti nell’ambiente e per recuperare le materie prime contenute in questi rifiuti (ferro, rame, acciaio, alluminio, vetro e plastica). Sulla base di questa premessa, è logico pensare che la salvaguardia ambientale e della salute dei cittadini sia direttamente proporzionale alla quantità di RAEE ritirati dalle nostre case per essere inviati a questi impianti di trattamento. L’indagine dal titolo “Che fine ha fatto il mio frigorifero?”, che Ecodom e Altroconsumo hanno presentato a Roma il 14 ottobre 2019, ha dimostrato che esiste purtroppo una distanza considerevole tra la teoria e la realtà.

L'indagine

Ecodom e Altroconsumo sono partiti da una domanda precisa: che fine fanno i rifiuti elettronici che, in Italia, vengono dismessi dai cittadini? Per conoscere la risposta è stato necessario “mettersi in viaggio” con i rifiuti e seguirne, giorno dopo giorno, le singole rotte. Ogni RAEE è stato dotato di un dispositivo GPS che ha consentito di tracciarne gli spostamenti in tempo reale. Sono stati 205 i consumatori che, in 20 Regioni d’Italia, hanno volontariamente permesso l’installazione dei tracker satellitari dentro i loro frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici da smaltire. Tutti elettrodomestici classificati nei Raggruppamenti R1 (Freddo e Clima) ed R2 (Grandi Bianchi). I rifiuti sono stati monitorati per 4.700 ore totali, dal momento della loro “partenza” da casa dei consumatori: il 75% di questi ha deciso di avvalersi dei servizi comunali (ritiro domiciliare o isola ecologica), mentre il 25% ha optato per il ritiro gratuito – 1 contro 1 - da parte del rivenditore da cui aveva acquistato un nuovo prodotto.

I risultati dell’indagine

L’inchiesta ha svelato che il 39% dei RAEE presi in esame non sono stati trattati in impianti autorizzati. In dettaglio, 67 dei 174 campioni validi dopo aver lasciato casa dei consumatori sono finiti in luoghi non previsti. In 36 casi si è registrato l’arrivo in impianti non autorizzati (3 di questi si trovano in Slovenia); 4 RAEE sono finiti in magazzini anonimi; 24 in parcheggi, case private e isole ecologiche; 3 in mercatini dell’usato. Quest’ultimo caso evidenzia non solo che una percentuale di rifiuti destinata alla distruzione viene rivenduta senza che il nuovo acquirente ne abbia consapevolezza, ma anche che tale transazione avviene senza rispettare le leggi in materia ambientale e fiscale.

Che cosa perde l'Italia?

L’Italia perde la possibilità di avvicinarsi ai nuovi target di raccolta dei RAEE definiti dall’UE, che dal 2019 in poi sono pari al 65% della media delle quantità di AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti. Il nostro Paese, pur continuando a crescere nella raccolta di E-Waste, rimane molto lontano da questi obiettivi. Nel 2018, la rete dei sistemi collettivi italiani ha gestito complessivamente oltre 310mila tonnellate di E-Waste, pari a poco più del 42,84% dell’immesso sul mercato. Quel 39% di flusso mancante, stimato in 44.435 tonnellate di RAEE, fa dunque perdere al nostro Paese la possibilità di avvicinarsi all’obiettivo del 65% (che peraltro sembra irraggiungibile per la maggior parte dei Paesi) e di rispettare l’impegno preso con l’Unione Europea.

Perché sfuggono quattro RAEE su dieci?

Noi di Ecodom lo ripetiamo da tempo: il “valore” vero di un RAEE dipende dal tipo di trattamento a cui esso viene sottoposto. Un trattamento eseguito secondo standard di qualità rende il rifiuto un valore aggiunto per l’ambiente, in termini di inquinamento evitato, energie risparmiate e materie prime riciclate. Seguire le regole ha un costo ed è un costo. Trattare in modo corretto un RAEE è necessario al bene del pianeta e dei suoi abitanti. Sfilare, sottrarre, rubare RAEE alla filiera formale significa, invece, sovvertire questa logica e speculare (dalle rivendite illecite dei RAEE fino alle loro esportazioni illegali) a discapito dei più alti valori di salvaguardia ambientale. Per bloccare queste falle del sistema sono necessari maggiori controlli da parte dello Stato, che è l’unico soggetto in grado di porre un freno alle condotte illecite e comminare sanzioni adeguate a tutti coloro che trasformano un servizio necessario in un business condotto ai danni e alle spalle della collettività.