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News * 30/01/2020
Nel 2019 Ecodom ha raccolto 122mila tonnellate di RAEE domestici

Superato del 16% il risultato dell’anno precedente. L’energia risparmiata è stata di 153.475.338 kWh, mentre le emissioni di CO2 evitate sono state pari a 849.408 tonnellate. Per Marco Sala, Operations Director del Consorzio, la crescita è sistemica, ma servono ancora leggi e controlli

Dodicesimo risultato operativo positivo di fila per Ecodom, che nel 2019 è arrivato a gestire 122.330 tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) provenienti dai nuclei domestici. Una quantità paragonabile al peso di 156 Freccia Rossa 1000 da 8 carrozze, e che fa segnare al Consorzio un incremento del 16% rispetto ai risultati ottenuti nel 2018, quando le tonnellate gestite erano state 105.824.

I numeri per Raggruppamento di RAEE

Da sempre orientato alla gestione dei rifiuti provenienti dai grandi elettrodomestici, anche nel 2019 per Ecodom i Raggruppamenti R2 (Grandi Bianchi) ed R1 (Freddo e Clima) hanno rappresentato la quota maggiore dei RAEE gestiti con, rispettivamente, 76.042 tonnellate (pari al 62% del totale) e 38.451 tonnellate (31%). Seguono i RAEE di R4 (Piccoli Elettrodomestici) con 4.553 tonnellate (4%) e da quelli di R3 (Tv e Monitor) con 3.277 tonnellate (3%). Il Consorzio ha inoltre trattato anche 7 tonnellate di sorgenti luminose (R5).

Le Materie Prime Seconde recuperate da Ecodom

Uno degli obiettivi dell’attività di Ecodom è massimizzare il recupero delle materie riutilizzabili dai RAEE. Nel 2019 il tasso di riciclo generale delle Materie Prime Seconde è stato pari all’89% del peso dei RAEE domestici gestiti dal Consorzio. Le quattro materie più importanti totalizzano da sole il 73%: ferro (70.833 tonnellate ricavate), alluminio (2.264 t), rame (2.493 t) e plastica (13.984 t). L’ottimizzazione del processo di trattamento ha permesso inoltre di risparmiare 153.475.338 kWh di energia elettrica, pari ai consumi domestici annui di una città di 141.844 abitanti (come Salerno) e di evitare l’immissione in atmosfera di 849.408 tonnellate di anidride carbonica, come la quantità di CO2 che verrebbe assorbita in un anno da un bosco di 849 kmq (esteso quanto la provincia di Lecco).

Abbiamo intervistato Marco Sala, Operations Director del Consorzio, per un commento sui dati del 2019.

I numeri di raccolta di Ecodom sono cresciuti per il dodicesimo anno di fila.
È vero, ma è importante dire che il nostro Consorzio cresce perché l’intero sistema dei RAEE in Italia raggiunge risultati sempre maggiori. Come tutti gli altri Soggetti Collettivi registrati, Ecodom non fa caccia libera di RAEE domestici, ma raccoglie quello che il Centro di Coordinamento RAEE gli assegna.

Uno sviluppo generale, dunque.
Direi di sì, anche se è opportuno precisare che i RAEE di alcuni Raggruppamenti sono cresciuti di più rispetto ad altri. Parlo soprattutto di R2 (Grandi Bianchi) e di R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica e apparecchi d’illuminazione). In misura minore, l’aumento ha riguardato anche R1 (Freddo e Clima), mentre abbiamo visto diminuire il peso dei RAEE R3. Quest’ultimo dato è spiegato dal fatto che ormai si cominciano a raccogliere schermi piatti che pesano di meno rispetto ai CRT (apparecchi a tubo catodico), per cui anche se il numero dei pezzi rimane elevato, il peso totale raccolto scende. La crescita totale è comunque significativa, ma è facile in un sistema caratterizzato ancora da tanti flussi che spariscono in canali non formali. Il sistema RAEE sta diventando maturo, c’è più consapevolezza e meno mercato parallelo.

Però?
La presenza dei canali alternativi ai Consorzi rimane ancora molto importante: basta rileggere i dati della nostra inchiesta sulle rotte dei RAEE in Italia, che dimostra come quasi il 40% dei rifiuti non arrivi alla naturale destinazione degli impianti di trattamento accreditati. Diciamoci la verità, i Sistemi Collettivi raccolgono quello che i “rottamai” non intercettano.

In un esempio?
Un rottamaio autorizzato al trattamento del codice CER 20123 - che sono i frigoriferi - se volesse potrebbe andare a comprare questi RAEE dalle Isole Ecologiche. Perché non lo fa? Perché trattare questo rifiuto ha un costo e quindi lo lascia ai Consorzi. Stesso discorso vale per le lavatrici: oggi non vengono intercettati da terzi perché i Sistemi Collettivi pagano i premi di efficienza che, in questo caso, sono di circa 100 euro a tonnellata. Il che implica che se la lavatrice vale di meno di 100 euro a tonnellata, l’Isola Ecologica (ovvero i Comuni) non la vende ad altri, ma la dà al sistema RAEE.

Quale fattore crea interesse sui RAEE?
È intuitivo: l’andamento della raccolta è strettamente legato a quello del valore delle materie prime. Nei momenti in cui i metalli valgono poco sul mercato, il Sistema formale dei RAEE diventa “competitivo”. Quando il prezzo dei metalli sale, si genera una sorta di speculazione da parte di soggetti non autorizzati che cercano di racimolare materie prime in tutti i modi. Pensiamo a una materia come il ferro. Quando sul mercato il prezzo del ferro crolla, soggetti come i rottamai non hanno interesse a intercettare i RAEE per rivendere la materia prima. In questi periodi di magra, i Consorzi riescono a lavorare più rifiuti perché nessuno tenta di accaparrarseli. Viceversa, quando il prezzo del ferro sale, ricomincia la corsa ai rifiuti da parte di quelli che stanno nella cosiddetta “zona grigia”, cioè non virtuosa, ma neanche illegale. La legge consente loro di fare questo gioco.

Quando il prezzo del ferro sale, Ecodom è competitivo sul mercato?
Certo, ma a quel punto spariscono i RAEE. Quando le condizioni per vendere sono ottimali, diminuisce la quantità di RAEE che arrivano ai Consorzi.

Il correttivo a questo paradosso dove si potrebbe trovare?
Nella legge e nei controlli su tutta la filiera.

Con la crescita della raccolta gli impianti di trattamento non rischiano di andare in crisi per overload?
Il fenomeno si è manifestato nel 2019 per gli impianti di trattamento dei frigoriferi, non tanto perché è cresciuta la raccolta, quanto perché in alcune regioni come la Sicilia e il Piemonte alcuni impianti sono stati fermi per tutto l’anno per una serie di ragioni tecniche. Durante i picchi estivi questo blocco ha provocato alcune ripercussioni sul lavoro degli altri impianti.

La legge non può fare niente in questi casi?
La legge dice che la responsabilità di garantire il corretto trattamento dei RAEE domestici è sempre e solo dei produttori. Questi, a loro volta, si affidano ai Consorzi ai quali chiedono di risolvere in un modo o nell’altro la situazione.

In un puzzle del genere un pezzo fondamentale è quello del decreto attuativo della legge sulla qualità del trattamento.
Fondamentale e mancante. Noi di Ecodom, pur garantendo volumi importanti ai nostri riciclatori, abbiamo sempre il timore che in certi momenti i nostri flussi scompaiano. Come dicevo prima, quando il prezzo delle materie prime comincia a risalire noi non siamo in grado di trattenere i flussi per i nostri impianti. In questi casi sarebbe fondamentale rispettare un level playing field, cioè assicurare che tutti gli attori siano messi nelle condizioni di giocare ad armi pari. Tutti vuol dire non solamente i Consorzi fra di loro, ma tutti i soggetti che trattano i RAEE. Perché se c’è qualcuno che non lavora con i Sistemi Collettivi, e che quindi può avvantaggiarsi di costi più bassi perché non rispetta la qualità del trattamento, allora la concorrenza non è leale.

Uno dei Paesi europei più virtuosi in tema di RAEE è la Francia. Perché?
In Francia vige una normativa del tutto diversa rispetto alla nostra. In Italia il concetto che sta alla base del sistema RAEE viene definito all actors e prevede che le Isole Ecologiche e i Distributori che raccolgono i rifiuti elettronici possano darli ai Sistemi Collettivi oppure venderli sul mercato a soggetti autorizzati. In quest’ultimo caso si verifica spesso e volentieri la scomparsa del RAEE dal sistema formale. In Francia, invece, la legge impone a coloro che detengono i RAEE di consegnarli ai Sistemi Collettivi dei Produttori autorizzati dallo Stato.

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