News * 30/05/2018
L’evento per i 10 anni di Ecodom, occasione di confronto ad alto livello. Tutti concordano: servono nuove leggi, che il 2018 sia l’anno buono.

Un evento carico di significato quello che si è svolto lo scorso 16 maggio a Roma: non si trattava infatti solo della consueta presentazione del Rapporto di Sostenibilità sui dati dell’anno precedente, ma anche di tracciare un primo, fondamentale bilancio su 10 anni di effettiva attività del Consorzio. È infatti passato un decennio dal momento in cui i Consorzi di gestione dei RAEE sono diventati operativi o, come dice il giornalista Marco Gisotti, da quando i RAEE “assumono statuto di realtà”. E così, per questi 10 anni Ecodom realizza anche un libro che ripercorre questa storia sin dalle sue origini, proprio a firma dello stesso Gisotti, che lo ha presentato nel corso dell’evento romano.

Nella splendida cornice del Centro Congressi Palazzo Rospigliosi di Roma ci sono i nomi di riferimento per il settore, con una inevitabile assenza delle istituzioni, questa volta a causa della complessa situazione post-elettorale: Marco Imparato, Direttore Generale di CECED Italia, Paolo Giacomelli, Vice Direttore Generale di UTILITALIA, Davide Rossi, Direttore Generale di AIRES, Andrea Fluttero, Presidente di UNICIRCULAR e Carlo Piscitello, Ricercatore di ISPRA.

L’intervento di apertura è quello del Presidente di Ecodom, Maurizio Bernardi, che dopo una carrellata sui numeri di Ecodom – fonte di orgoglio e sprone a continuare su una strada che si dimostra essere quella corretta – e sulle relazioni costruite in questi anni, guarda al futuro: “Vogliamo continuare – in modo coerente con la nostra mission di eccellenza ambientale ed efficienza economica – ad essere protagonisti non solo della gestione dei RAEE, ma del tentativo di trasformare l’intero sistema dei rifiuti da problema a opportunità”, spiega infatti Bernardi, che alla politica rivolge il suo appello finale: “Abbiamo bisogno che le Istituzioni supportino dal punto di vista normativo questo nostro impegno. È indispensabile che nel 2018 veda finalmente la luce il tanto atteso Decreto sulla qualità del trattamento, che potrebbe finalmente porre un freno all’intercettazione di ingenti quantitativi di RAEE da parte di soggetti più attenti al proprio profitto che alla tutela ambientale. E mi auguro che l’iter di recepimento delle Direttive Comunitarie contenute nel pacchetto Economia Circolare sia l’occasione – attraverso un confronto tra il nuovo Parlamento e tutti gli stakeholder – per semplificare e rendere più praticabile la normativa italiana sui rifiuti, estendendo anche ad altre filiere il modello multi-consortile la cui validità è stata dimostrata dal Sistema RAEE in questi 10 anni”.

È venuto poi il momento di Piero Moscatelli, primo Presidente di Ecodom, che ha tracciato la storia del Consorzio, soffermandosi in particolare sulle origini e sulla sfida che si poneva in anni in cui ancora tutto era da costruire.
Incisivo l’intervento di Pascal Leroy, Segretario Generale del WEEE Forum: un’analisi tecnica e supportata da dati precisi, la sua, che mostra come l’Italia abbia ancora molto da fare sul tema dei RAEE. Maggiore indiziata di questa situazione che vede la nostra nazione come uno dei proverbiali fanalini di coda in Europa, proprio una legge che lascia tanto, troppo spazio a soggetti che effettuano il trattamento dei RAEE con criteri qualitativi neanche lontanamente paragonabili a quelli adottati dai Consorzi e soprattutto che non hanno alcun interesse – pur in presenza di un obbligo specifico – a rendicontare la loro attività. Il Return Rate dell’Italia, cioè il rapporto tra le quantità di RAEE gestiti e le quantità di apparecchiature immesse sul mercato, non lascia adito a dubbi: “L’Italia è tra le Nazioni con il Return Rate più basso: solo il 33%. Il target attuale sarebbe del 45% - spiega infatti Leroy – Più del 50% dei RAEE viene esportato, smontato o trattato impropriamente. Il prossimo anno, per raggiungere il target l’Italia dovrebbe raccogliere 3,67 kg di RAEE in più per ogni abitante”.
Come risolvere il problema? “There is no silver bullet”, spiega Leroy: non esiste un proiettile d’argento, come quello che in fantascienza uccide immediatamente il mostro cattivo. C’è però una serie di correttivi da mettere in atto: “Aumentare la raccolta, incoraggiare la cooperazione tra gli attori della filiera, rendere obbligatorio il rispetto di elevati standard di qualità da parte di tutti gli impianti di trattamento, imporre ai soggetti che effettuano la raccolte di consegnare i RAEE a impianti che rispettano questi standard, conteggiare tutti i flussi di RAEE”, è la ricetta di Leroy, che conclude: “Oggi in Italia vengono autorizzate al ritiro dei RAEE troppe realtà al di sotto degli standard qualitativi”.

Ancora una volta dunque l’origine dei problemi italiani viene individuata in un buco normativo che è ormai imperativo sanare: un auspicio che viene tra le altre cose ripreso sia da Giorgio Arienti, Direttore di Ecodom, nel suo discorso finale di saluto, sia nel corso della tavola rotonda moderata dal giornalista Roberto Giovannini, Coordinatore di La Stampa Tuttogreen, e che vede come partecipanti Imparato, Rossi, Fluttero, Piscitello e Giacomelli. È questa un’occasione di confronto viva e ricca di contenuti, che mette in luce le ragioni e gli impegni di tutte le parti coinvolte, dai Produttori fino a chi si occupa di riciclare efficacemente i RAEE e che sottolinea anche i meriti di un Sistema virtuoso, in grado di erogare un servizio omogeneo e puntuale a tutto il Paese.