News * 13/06/2017
Le riflessioni dei relatori

L’evento di presentazione del Rapporto di Sostenibilità 2016 di Ecodom è stata un’occasione di confronto tra gli stakeholder di riferimento del settore sul tema della rendicontazione non finanziaria e sulle modalità per garantire il massimo livello di qualità nel calcolo delle proprie performance economiche, sociali e ambientali.

Maurizio Bernardi - Vice Presidente Ecodom

Il Rapporto di Sostenibilità, un documento che rendiconta in modo dettagliato ciò che facciamo dal punto di vista economico, ambientale e sociale, rappresenta per noi una tappa fondamentale della nostra attività: lo pubblichiamo dal 2008 (anno di inizio dell’operatività del Consorzio) perché la trasparenza per noi è una scelta e un valore. Abbiamo scelto di essere trasparenti, perché crediamo che questo sia un elemento differenziante (al pari dell’eccellenza che caratterizza i nostri processi di logistica e trattamento dei RAEE) in un contesto, quello dei rifiuti, che spesso è più che opaco. E abbiamo scelto di essere trasparenti in modo serio, seguendo le linee guida del GRI-Global Reporting Initiative, esplicitando tutte le ipotesi formulate e assicurando sia la completa tracciabilità dei dati raccolti sia la totale verificabilità dei calcoli effettuati. È troppo facile (e va molto di moda, anche in campo ambientale) auto-celebrarsi, dirsi di essere bravi, raccontarsi la favola della propria grandezza: a noi non interessa. Noi siamo da sempre convinti dell’importanza di una rendicontazione di sostenibilità basata su dati oggettivi e verificabili; noi siamo sempre più convinti che per valorizzare le esperienze reali e significative di economia circolare sia necessaria una rendicontazione extra-finanziaria documentata, seria, non auto-referenziale.

Silvano Falocco - Direttore della Fondazione Ecosistemi

Il Rapporto di Sostenibilità di Ecodom, elaborato dalla Fondazione Ecosistemi dal 2010, ha intrapreso, nel corso di questi anni, un significativo percorso di miglioramento, reso possibile dalla continuità nel processo di produzione dell’informazione statistica, dalla progettazione alla raccolta, al controllo e l’elaborazione dei dati, fino alla diffusione e all’interpretazione dei dati.

È stata decisiva, a tal proposito, la scelta di aderire pienamente, senza avventurarsi in inopportune deviazioni che di fatto impediscono il benchmarking,  allo standard del Global Reporting Initiative. Si vuole così trasformare il reporting di sostenibilità in una pratica “ordinaria”, per permettere alle imprese di stilare un report sulla propria performance e i propri impatti a livello economico, ambientale, sociale e di governance e per rendere pienamente confrontabile, soggetto a benchmark, tale report.

Solo la confrontabilità permette di stabilire se, rispetto a propri concorrenti, si è al di sopra o al di sotto dei valori medi espressi dagli indicatori ambientali e sociali della propria categoria di riferimento. In questo modo il processo di reporting  avverte in modo tempestivo in merito a eventuali aree critiche, prima gli eventuali effetti deleteri  si manifestino in modo imprevisto. 

La continuità nel processo di produzione dell’informazione statistica ha poi permesso di migliorare le ipotesi – ad esempio nel settore dei trasporti – rendendole maggiormente aderenti alla realtà di Ecodom. Nel corso degli anni è stata verificata la solidità di ipotesi relative, ad esempio, ai km percorsi per singolo mezzo di trasporto dei rifiuti, all’efficienza di trasporto, alle emissioni collegate alla vetustà del parco veicoli commerciali. Sono state poi verificate alcune ipotesi relative alle modalità di funzionamento degli impianti di trattamento.

Questo processo di miglioramento è garantito solo dall’esperienza, dal confronto con gli stakeholders, dalla costante autovalutazione dei responsabili dei dati.

Anche i margini di errore, nel tempo, si riducono perché, conosciuta la correlazione tra determinate variabili, diventa più facile individuare e correggere le eventuali incongruenze.

Inoltre la conoscenza circa l’uso finale delle informazioni statistiche – attraverso tabelle e grafici – aumenta la consapevolezza di tutti gli attori interni ed esterni coinvolti nel processo di reporting.

Aldo Femia - Primo ricercatore di ISTAT, esperto di analisi dei flussi di materia e contabilità ambientale

Tra reporting sociale e ambientale delle imprese e statistica ufficiale si può instaurare è una interazione molto proficua per entrambe le parti. Al centro di tale interazione sta il concetto di qualità. Da un lato, man mano che cresce la disponibilità di queste nuove potenziali fonti di dati, affinché si trasformino in fonti effettive, è interesse della statistica pubblica che la loro qualità si adegui a requisiti minimi di utilizzabilità. Dall’altro, le pratiche correnti della statistica ufficiale volte a garantire la qualità costituiscono il riferimento per eccellenza di qualsiasi reporting privato che voglia essere credibile. È attuale il tema dell’istituzione, anche per la statistica “privata”, di meccanismi istituzionali atti a favorire il reporting di qualità, rispondente ai requisiti essenziali della statistica ufficiale, e a scoraggiare pratiche di reporting parziali o meramente strumentali.

Ma cosa si intende per qualità dell’informazione statistica? I requisiti di qualità, in questo come in altri campi, abbraccia l’intero processo di produzione, inteso nel senso più ampio, dalla progettazione, alla realizzazione delle indagini, al controllo e l’elaborazione dei dati, fino alla diffusione e al supporto all’interpretazione non distorta dei dati. La documentazione relativa ai processi e agli standard seguiti, ad esempio, fa parte essa stessa dei risultati di questo processo e definisce un aspetto della qualità che, riguardando la trasparenza, va a incidere sulla credibilità di chi i dati li produce e quindi sulla fiducia di colori ai quali il reporting è indirizzato.

Lorenzo Solimene - Senior Manager Risk Consulting Sustainability Services di KPMG

Il bilancio di sostenibilità, come definito dal Global Reporting Initiative – GRI – consiste nella misurazione, comunicazione e assunzione di responsabilità (accountability) nei confronti degli stakeholder (interni ed  esterni), in relazione alle performance non solo economiche ma anche sociali e ambientali, conseguite dall’organizzazione alla luce di obiettivi di sviluppo sostenibile.

La finalità del reporting di sostenibilità, è quindi quella di supportare, da un lato, il management aziendale nel monitorare, valutare e condividere le proprie performance economiche, ambientali, sociali e di governance; dall’altro fornire agli stakeholder esterni una rappresentazione equilibrata e ragionevole della performance di sostenibilità di un’organizzazione, compresi gli impatti positivi e negativi generati dal suo operare.

Per evitare di utilizzare il bilancio di sostenibilità come strumento di greenwashing, il documento deve essere redatto secondo standard universalmente riconosciuti (ad es. i GRI Standards), rispettando i seguenti principi:

•    Equilibrio: Il bilancio di sostenibilità deve riflettere gli aspetti positivi e negativi della performance e gli impatti dell’organizzazione;

•    Comparabilità: le informazioni incluse nel bilancio devono essere presentate in modo tale da permettere agli stakeholder di analizzare i cambiamenti della performance dell’organizzazione nel corso del tempo;

•    Tempestività: il bilancio deve essere pubblicato almeno annualmente;

•    Accuratezza: le informazioni incluse nel bilancio devono essere accurate e dettagliate affinché gli stakeholder possano valutare la performance dell’organizzazione;

•    Chiarezza: le informazioni devono essere presentate in modo comprensibile e accessibile agli stakeholder che utilizzano il bilancio;

•    Affidabilità: i processi di reporting devono essere affidabili e verificabili da un ente terzo.

Infine, il bilancio dovrebbe rendicontare i temi maggiormente rilevanti (materiali) dell’organizzazione, sempre con l’obiettivo di rispondere alle richieste degli stakeholder ed evidenziare tutte le possibili connessioni tra performance di sostenibilità ed evoluzione del business aziendale.

L’attività di verifica da parte di un revisore indipendente consente di evidenziare che il bilancio di sostenibilità è in grado di rappresentare in maniera equilibrata gli impatti e le performance socio-ambientali di un’organizzazione, in quanto predisposto coerentemente i principi di rendicontazione universalmente riconosciuti e secondo un processo di reporting affidabile.

Le principali procedure svolte da un revisore sul bilancio di sostenibilità sono di seguito sintetizzate:

•    analisi, tramite interviste, del sistema di governo e del processo di gestione dei temi connessi allo sviluppo sostenibile inerenti la strategia e l’operatività della Società oggetto di revisione;

•    analisi del processo di definizione degli aspetti significativi (temi materiali rendicontati) nel bilancio di sostenibilità, con riferimento alle modalità di identificazione in termini di loro priorità per le diverse categorie di stakeholder e alla validazione interna delle risultanze del processo;

•    analisi delle modalità di funzionamento dei processi che sottendono alla generazione, rilevazione e gestione dei dati quantitativi inclusi nel bilancio di sostenibilità;

•    analisi della conformità e della coerenza interna delle informazioni qualitative riportate nel bilancio di sostenibilità rispetto alle linee guida utilizzate per la predisposizione;

•    analisi del processo di coinvolgimento degli stakeholder.

Un numero crescente di aziende fa sottoporre il proprio bilancio di sostenibilità a una verifica esterna. In particolare, nel 2015 la percentuale delle prime 250 aziende del Global Fortune 500 che ha sottoposto a verifica il proprio documento è salito a circa il 63% rispetto al 46 % del 2011. In Italia tra le prime 100 aziende per dimensione di fatturato, oltre il 70% sottopone il bilancio a verifica esterna. Il D. Lgs. 254/2016 che ha recepito la Direttiva 2014/95/UE sulle “Non-financial and diversity information”, prevede l'obbligo per gli Enti di Interesse Pubblico (EIP) di grandi dimensioni di pubblicare una Dichiarazione di carattere non finanziario (un documento che contiene informazioni e dati sulle seguenti tematiche: personale, sociale, ambiente, diritti umani, corruzione, diversità) che sia attestata da un revisore legale.

Marco Gisotti - Direttore scientifico di Green Factor, giornalista, esperto di comunicazione ambientale

Di rifiuti si parla poco e quando se ne parla è spesso in chiave critica e allarmistica. E così fra notizie vere trovano terreno fertile anche quelle false, i pregiudizi e le false credenze.

Il primo passo, quello fondamentale, per combattere le fake news e l’ignoranza scientifica è quello di avere dei dati certi da divulgare. Fonti affidabili, verificate e verificabili che, nell’ordine, offrano una quadro il più chiaro possibile del fenomeno e, in subordine, consentano di mettere a tacere dubbi e perplessità.

Il Rapporto di Sostenibilità di Ecodom, come ogni anno, è un elemento di certezza in un ambito ancora poco noto per i cittadini italiani, quale quello dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche dove spesso i consumatori hanno bisogno di saperne di più.

Ma la cosa vale ancora di più nei confronti degli operatori dell’informazione, in particolar modo giornalisti e blogger, che in alcuni casi si trasformano in influencer, attori della rete che attraverso i social-media sono capaci di creare consenso, orientare tendenze e rassicurare quanto creare allerta.

Sul tema dei rifiuti inoltre esiste un atteggiamento diffuso di scetticismo per quanto riguarda la capacità effettiva di riciclo, recupero e riuso delle materie. Clima nel quale è facile che si alimentino fake news e crescano pregiudizi di ogni tipo. Oppure che buone notizie e buone pratiche trovino più difficoltà a farsi largo. Esempio ne è il recente decreto sul rifiuto “uno contro zero” ancora troppo poco noto ai cittadini.

Come in un giardino curato non basta estirpare le erbacce ma bisogna coltivarne i fiori, così la buona informazione si nutre di buone fonti.