News * 29/11/2018
Le criticità nella gestione delle Materie Prime Seconde e l’Economia Circolare: intervista ad Andrea Fluttero, Presidente Unicircular

L’economia circolare come un diverso modello economico che richiede un ripensamento di ogni anello della catena, i problemi tecnici e normativi nell’intraprendere questa strada e le possibili soluzioni, le modifiche legislative ormai pressanti e che non si possono più rimandare, la sensibilizzazione dei consumatori e la necessità dei controlli: Andrea Fluttero, Presidente di Unicircular (Unione Imprese Economia Circolare) ha le idee chiare sul percorso da fare per rendere l’Economia Circolare una realtà e per trasformare i rifiuti in una ricchezza.

Oggi si parla molto di Economia Circolare: è una realtà o un mito? Quanto siamo lontani?

L’economia circolare non è un modo diverso di definire la gestione rifiuti tipica dell’economia lineare, ma un diverso modello economico che per essere costruito richiede un ripensamento ad ogni anello della catena, dalla produzione, alla distribuzione, al consumo fino al post consumo.
Il recepimento delle nuove direttive europee che deve avvenire entro i prossimi 24 mesi è un’opportunità per le imprese italiane e per il nostro Paese. L’Italia, o meglio alcune Regioni, hanno oggi raggiunto una posizione di eccellenza in alcune filiere del riciclo, tipiche dell’economia lineare, altre sono invece in ritardo. Su queste ottime basi si può costruire una buona transizione verso l’economia circolare.
Auspichiamo nei prossimi mesi un dialogo tra Parlamento e Governo da una parte ed operatori dall’altra in cui possano emergere miglioramenti e modifiche alle leggi esistenti che tengano conto delle direttive europee e dell’esperienza che si è maturata in questi anni, affinché l’economia circolare diventi un fenomeno concreto e non solo un “lifting” al modello economico attuale.

Quali sono – dal punto di vista di Fise Unicircular – i cambiamenti necessari perché avvenga il passaggio all’Economia Circolare?

A nostro avviso per una concreta transizione verso un’economia circolare e il raggiungimento degli obiettivi fissati a livello europeo è necessario affrontare questi temi: semplificazione omogenea delle procedure autorizzative per gli impianti; norme chiare ed efficaci per la preparazione al riutilizzo; creazione e gestione dei mercati per i materiali riciclati; regolamenti o linee guida nazionali per le autorizzazioni End of Waste; eco progettazione di imballaggi ed apparecchiature; sbocchi sicuri e convenienti per le “frazioni negative” dei processi di riciclo.
A proposito di “frazioni negative” in questi ultimi tempi i problemi stanno diventando sempre più pesanti per i rifiuti assimilabili, le polveri, i toner, il poliuretano, il polistirolo dei frigoriferi e per tutti i rifiuti pericolosi da discarica o incenerimento. Diminuiscono gli sbocchi ed aumentano i costi incidendo in modo negativo sul costo industriale finale delle materie prime seconde e mettendole spesso fuori mercato.
Sul fronte normativo è essenziale che le regole siano certe, chiare e stabili nel tempo, soprattutto riguardo ai sistemi di finanziamento, incentivazioni e semplificazioni burocratiche. La semplificazione è senz’altro un ingrediente indispensabile per dare slancio all’intero settore, senza il quale la realizzazione di infrastrutture necessarie alla concretizzazione dell’economia circolare, che ha nell’impiantistica per il trattamento e la valorizzazione dei materiali e prodotti post consumo uno snodo cruciale, rimane eccessivamente difficoltoso e oneroso.

A Ecomondo avete protestato – in modo vivace – contro la mancanza dei Decreti End of Waste.

Perché non si riesce a sbloccare questa situazione? Perché in Francia ci sono già decine di Decreti EoW e in Italia pochissimi? Davvero l’iter di emanazione è così lungo come sostengono al Ministero?

Ad oggi solo per vetro, ma solo quello alimentare, metalli, combustibile da rifiuti e fresato d’asfalto sono state decise le regole europee o nazionali che consentono la trasformazione da rifiuto a risorsa. Per tutte le altre filiere la situazione è di totale empasse o, nel migliore dei casi, appesa alla provvisorietà di norme in gran parte superate e in parte inapplicabili, ossia il decreto 5 febbraio 1998 sul recupero in procedura semplificata, che non riguarda specificamente l’End of Waste.
Ci rendiamo conto che l’emanazione di nuovi decreti richiede i necessari approfondimenti tecnici; proprio per questo, a Ecomondo abbiamo chiesto con forza al Ministro Costa di adoperarsi per una modifica al Testo unico ambientale (D.lgs. 152 del 2006) che, in attesa degli auspicati decreti, consenta alle autorità territoriali di rinnovare a scadenza le autorizzazioni esistenti e di rilasciarne di nuove a seguito delle prescritte istruttorie sugli impianti “caso per caso”. Senza questa modifica legislativa, centinaia di impianti autorizzati, che da anni con la loro attività garantiscono le essenziali lavorazioni che consentono all’Italia di raggiungere i risultati straordinari che ci rendono leader europei del riciclo, saranno costretti a chiudere con grave danno per l’ambiente e la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Si stima che due terzi dei RAEE generati ogni anno in Italia prendano strade (più o meno legali) che non assicurano un corretto trattamento. Come si può arginare questo fenomeno?

La sensibilizzazione dei consumatori rimane una delle leve centrali per aumentare l’attenzione verso la raccolta e la gestione di questa tipologia di rifiuti, anche aumentando la facilità dei conferimenti e contrastando la “cannibalizzazione” dei RAEE; occorre fermare l’esportazione illegale, formando meglio il personale amministrativo e di controllo, in particolare quello doganale sia a distinguere tra RAEE, ed AEE usate da destinare a riutilizzo che sulle differenti tipologie e raggruppamenti di RAEE e sui connessi obblighi di gestione. A tal fine può essere utile anche la collaborazione e il supporto delle categorie degli operatori in modo da stabilire dei protocolli operativi condivisi.
Occorre inoltre migliorare il riuso definendo linee guida e standard per i centri che selezionano e preparano le apparecchiature per il riuso e dando quindi attuazione all’art 180-bis, comma 2, del testo unico ambientale.
Infine, problema centrale rimane l'assenza di standard per il trattamento vincolanti a livello europeo, e a livello nazionale (vedi mancata emanazione del decreto sulla qualificazione degli impianti di trattamento): ciò provoca un vantaggio indebito degli operatori che effettuano trattamenti sub-ottimali rispetto a quelli che seguono gli standard più elevati (come quelli WEEELabex).