News * 27/05/2020
Le batterie al litio provocano combustioni negli impianti di trattamento dei RAEE

Lo denuncia il presidente di ASSORAEE, Giuseppe Piardi, secondo cui i lavori di trattamento vengono compromessi dagli inneschi delle pile non rimosse dai rifiuti elettronici. Bisogna informare i consumatori e ripensare alle modalità di raccolta del Raggruppamento R4

Nell’ottobre del 2016, un difetto di progettazione delle batterie al litio in dotazione ai Galaxy Note 7 causò in tutto il mondo diversi episodi di esplosione spontanea di quello che, solo tre mesi prima, era stato lanciato dal colosso sudcoreano dell’elettronica come il proprio modello di punta. I Note 7 erano soggetti a fenomeni di surriscaldamento e autocombustione provocati dall’instabilità della carica elettrica all’interno della batteria. Fu un fallimento commerciale che comportò un ritiro generale del modello dal mercato (oltre 2,5 milioni di pezzi), il rimborso totale ai propri clienti del prezzo dei dispositivi già acquistati e una perdita di oltre 2 miliardi di dollari negli utili operativi dell’azienda. Il caso “Note 7” fu così eclatante che il tema della gestione delle batterie al litio sulle apparecchiature elettroniche coinvolse l’intero mondo dell’hi-tech. Ancora oggi l’Unione Europea è al lavoro per rendere obbligatoria la reintroduzione delle batterie rimovibili sugli smartphones. Un ritorno al passato che, secondo Bruxelles, se un lato favorirebbe gli utenti che vogliano sostituire le batterie sui propri device, dall’altro renderebbe più concreta una politica di riduzione dei rifiuti elettronici. Una norma del genere potrebbe, inoltre, facilitare anche il lavoro degli impianti europei di trattamento dei RAEE che, ad oggi, si trovano a dover fronteggiare con sempre maggior frequenza un fenomeno potenzialmente pericoloso: quello delle batterie che esplodono in seguito agli urti e agli sfregamenti subiti durante il processo di lavorazione. Il caso coinvolge tutti rifiuti del Raggruppamento R4 (piccoli elettrodomestici) dotati di batterie al litio. Per avere un’idea della portata del rischio che gli impianti di trattamento corrono, basti considerare che nel 2019, in Italia, sono state raccolte e trattate oltre 72mila tonnellate di RAEE R4. Per capirne di più abbiamo intervistato Giuseppe Piardi, presidente di ASSORAEE, associazione che dal 2006 riunisce le aziende che gestiscono gli impianti di trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Presidente Piardi, qual è la principale causa delle esplosioni dei RAEE R4 all’interno degli impianti?
Il problema è dato dal considerevole aumento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono batterie al litio. Questi sono apparati piuttosto delicati che a seguito di continui sfregamenti possono innescarsi e produrre scintille o addirittura fiamme. Perfino le normative in vigore sui voli di linea obbligano i passeggeri a rivolgersi agli assistenti di volo qualora il loro telefono dovesse cadere accidentalmente fra due sedili. La ratio di tale norma è quella di impedire che un recupero maldestro del dispositivo possa provocare sfregamenti della batteria con le parti in metallo del sedile.

Quali sono i RAEE più soggetti al rischio “esplosione”?
Tutti quelli dotati di batterie al litio non rimovibili o batterie rimovibili che però non sono state rimosse.

Anche le batterie al litio di piccole dimensioni?
La dimensione non è rilevante in questi casi. Perfino una piccola batteria all’interno di un rasoio o uno spazzolino elettrico è potenzialmente pericolosa.

Con migliaia di tonnellate di RAEE lavorate ogni mese, la soluzione al problema sembrerebbe essere ardua.
In media assistiamo a quattro episodi al giorno di batterie innescate dai normali sfregamenti che si verificano nelle fasi di lavorazione. Pensi a un ragno meccanico che afferra in un colpo centinaia di rifiuti.

Un rischio continuo
Durante la turnazione normale i problemi sono ridotti dal momento che il personale specializzato in servizio preleva i dispositivi che bruciano e li mette in sicurezza. Le cose si complicano durante la domenica quando non sono previsti turni notturni e, quindi, la presenza di impiegati che possano intervenire tempestivamente in caso di necessità. Nel corso dell’ultimo anno si è verificato un episodio piuttosto preoccupante nel nostro impianto di Angiari quando una batteria ha innescato un piccolo incendio su un cumulo di rifiuti. È capitato di domenica e fortunatamente siamo riusciti a gestirlo con i nostri mezzi e con l’intervento dei vigili del fuoco.

Perché gli impianti di trattamento si trovano oggi a dover denunciare questo fenomeno?
Una causa importante è quella della poca informazione da parte del sistema sulle regole attualmente in vigore riguardo alla consegna di RAEE dotati di batteria rimovibile.

Che cosa prevede la normativa?
Prevede che i RAEE in cui sono presenti batterie rimovibili (al litio e non) dovrebbero essere conferiti presso l’isola ecologica separatamente da queste ultime. Questa informazione non è sufficientemente conosciuta.

Come si fa a renderla chiara al consumatore?
Non è molto difficile. Basterebbe invitarlo a distinguere fra le apparecchiature dotate di un filo e quelle che ne sono sprovviste. Le prime sono quelle che traggono energia dall’impianto elettrico domestico, quelle senza filo hanno la batteria. Questa macro-divisione permette al cittadino di concentrarsi solo sulla seconda categoria di rifiuti e arrivare all’isola ecologica con la batteria già smontata dalle rispettive apparecchiature. È un’operazione elementare, ma che consentirebbe a noi addetti del settore di limitare il numero delle esplosioni, nonché la confusione tra i RAEE e le batterie che, invece, seguono una propria linea di smaltimento.

In attesa che i consumatori imparino a dividere le batterie dai RAEE, quali misure avete adottato?
Sui RAEE che arrivano presso i nostri impianti viene attuato un lavoro di bonifica molto rigoroso che precede quello di recupero delle materie prime seconde.

In che cosa consiste questo lavoro di bonifica?
È una fase che precede quella di macinazione dei rifiuti e viene attuata con la rimozione manuale, da parte dei nostri tecnici, delle batterie dai dispositivi. Nei nostri impianti abbiamo esposto sui muri adiacenti alle linee di bonifica le fotografie delle apparecchiature che generalmente contengono batterie rimovibili: queste immagini forniscono un ulteriore mezzo informativo al nostro personale.

Quello della bonifica è un atto volontario?
La bonifica è prevista per legge e noi ne teniamo conto nella definizione dei prezzi. Però se la quantità di apparecchiature che contengono batterie aumenta, i costi lievitano con essa.

Di che costi si parla?
Soprattutto quelli connessi alla prevenzione, cioè tutti i costi che stiamo sostenendo per gestire il rischio incendio ed esplosione. Queste sono spese molto ingenti perché le batterie al litio non possono essere spente con l’acqua, anzi l’acqua è proprio l’elemento che le innesca. È dunque necessario utilizzare schiumogeni che abbiano una certa caratteristica, e avere sistemi che si allertino e si attivino in automatico quando rilevano la presenza di fumo, scintille o fuoco. 

Come vi comportate con i RAEE dai quali non è possibile rimuovere la batteria?
In quel caso c’è poco da fare. Questa tipologia di dispositivi viene lavorata con macinatori inertizzati con azoto, un elemento che toglie ossigeno e quindi impedisce lo sviluppo di scintille e fiamme. Operiamo, dunque, in atmosfera controllata sia dentro l’impianto che nelle aree di stoccaggio dove i RAEE stazionano prima della bonifica. Tuttavia durante le operazioni di movimentazione dei RAEE col ragno meccanico può ancora capitare di imbattersi in un rifiuto non bonificato che rischia di esplodere. Per risolvere definitivamente questo problema andrebbe modificata la normativa.

Che tipo di modifiche sono necessarie?
Attualmente il Raggruppamento R4 dei piccoli elettrodomestici non prevede alcuna distinzione fra rifiuti dotati di batteria e rifiuti con alimentazione a rete. Noi come ASSORAEE stiamo chiedendo che sia previsto un Raggruppamento R4 “B” in cui finiscano tutti i RAEE con batteria non rimovibile. Il resto, come dicevo prima, dovrà essere conferito dal consumatore previa rimozione delle pile. Bisogna cambiare e fare informazione al pubblico. Inoltre vorrei porre l’attenzione sul fatto che ad oggi la pericolosità delle batterie al litio e degli “equipaggiamenti che li contengono” deve essere prese in considerazione anche alla luce della normativa sulle merci/rifiuti pericolose (ADR). Questa disciplina equipara questa tipologia rifiuti alle “merci pericolose” e stabilisce alcune regole da tenere in considerazione alla fine delle fasi di raccolta e trasporto. Mi riferisco quindi alla necessità di dover soddisfare alcuni requisiti legati ai contenitori, alla composizione dei loro imballaggi ed alle informazioni da fornire obbligatoriamente, durante il trasporto, al fine di rendere maggiormente consapevoli gli addetti alla manipolazione. Queste innovazioni potrebbero consentirci di avere un contingentamento preventivo delle batterie che ne impedisca un potenziale innesco a bordo dei camion durante la fase di trasporto dall’isola ecologica all’impianto di trattamento.

La divisione del Raggruppamento R4 avanzata da ASSORAEE è l’unica strada percorribile?
Siamo in tanti impegnati a trovare una soluzione definitiva al problema. Quella proposta da ASSORAEE si concentra sulla parte di RAEE destinata a essere bonificata. La nostra preoccupazione è che si continuino a scaricare i costi, le responsabilità e i rischi connessi a questo problema, solamente sugli impianti invece di condividerle con tutti gli altri attori del sistema.