News * 30/11/2017
La raccolta dei RAEE: Italia tra i Paesi europei meno virtuosi? Forse non è cosi

Le Key Figures pubblicate annualmente dal WEEE Forum, l’associazione europea che raggruppa i principali Sistemi Collettivi di gestione dei RAEE (tra i quali Ecodom), rappresentano un’occasione unica per fare il punto sul livello di raccolta differenziata di questa tipologia di rifiuti in tutta Europa. E diciamolo subito: i risultati del 2016 non sembrano confortanti per l’Italia. Dati su cui piangere? Inutile. Dati su cui riflettere, dati da capire, in modo da prendere le decisioni necessarie dal punto di vista normativo e ispettivo. Ma andiamo con ordine.


Innanzitutto, come vengono raccolti i dati: una volta all’anno il WEEE Forum chiede ai propri associati di fornire una serie di dati relativi alla propria attività. I dati riguardano sia le quantità di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) vendute in ciascun Paese (suddivise nelle diverse tipologie: refrigerazione e condizionamento; lavaggio e cottura; TV e monitor ecc.), sia le quantità di RAEE gestite dai Sistemi Collettivi (sempre suddivise nelle diverse tipologie). Da queste informazioni il WEEE Forum ricava così annualmente un’analisi comparativa tra i diversi Paesi europei: nell’edizione delle Key Figures relativa al 2016 sono state confrontate ben 17 nazioni!


L’immissione di AEE sui diversi mercati europei è abbastanza omogenea: in quelli economicamente più forti (quali Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Svezia, Belgio, Olanda) si sono superati nel 2016 i 20 kg per abitante; nelle altre – tra cui Italia, Spagna, Portogallo, Grecia – le vendite sono inferiori, ma le differenze non sono significative. Ma cosa accade per quanto riguarda la raccolta di queste apparecchiature? Rispetto all’immesso sul mercato, quanto i Sistemi Collettivi riescono a intercettare e quindi riciclare correttamente?


I dati sui RAEE raccolti nei diversi Paesi mostrano un’Europa a tre velocità. Ci sono nazioni particolarmente virtuose, in cui la raccolta di RAEE nel 2016 ha superato i 15 kg per abitante: parliamo di Svizzera e Norvegia. C’è poi un gruppo di Paesi (tra i quali Francia, Regno Unito, Irlanda, Belgio, Austria …) in cui la raccolta si è attestata tra gli 8 e i 12 kg per abitante. Infine troviamo quelli che recuperano tra i 4 e gli 8 kg per abitante: qui, insieme a Portogallo, Spagna, Grecia e altri, vi è anche l’Italia. Più precisamente, i dati italiani mostrano che nel 2016 non si è arrivati ai 5 kg di RAEE raccolti per abitante. Come dicevamo, un dato su cui riflettere. Così come è opportuno riflettere sui trend di crescita, che per l’Italia mostrano negli ultimi anni un andamento impercettibilmente positivo, con valori sostanzialmente invariati. Il return rate (cioè la percentuale di RAEE ritirati dai Sistemi Collettivi rispetto alle AEE immesse sul mercato) è di fatto il più basso d’Europa: solo poco più del 33%, mentre la gran parte dei Paesi europei si attesta tra il 40% e il 60%, con una punta di oltre il 72% della Svizzera.


Abbiamo chiesto a Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom, quali riflessioni derivano da questi dati: “Credo che sia errato dare la colpa ai cittadini affermando che in Italia la raccolta differenziata dei RAEE non funziona. Forse questo è vero – almeno parzialmente – per i rifiuti elettrici ed elettronici molto piccoli, come telefoni cellulari, rasoi elettrici, caricabatterie, che buttiamo nel sacco della spazzatura indifferenziata. Ma per tutti gli altri RAEE, come frigoriferi, lavatrici, televisori, i cittadini hanno imparato a rivolgersi ai soggetti a cui la legge attribuisce la responsabilità della raccolta: Enti Locali e negozianti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Allora perché i risultati di raccolta in Italia sono così bassi rispetto a quasi tutti gli altri Paesi europei? Perché questi dati rappresentano solo i RAEE gestiti dai Sistemi Collettivi istituiti dai Produttori di AEE, quelli che operano sotto l’egida del Centro di Coordinamento RAEE: la legge però non obbliga Enti Locali e negozianti a consegnare i RAEE raccolti ai Sistemi Collettivi; al contrario, gli Enti Locali e i negozianti possono legalmente consegnare i RAEE a qualunque impianto in possesso di un’autorizzazione (provinciale o regionale) al trattamento dei RAEE”


“Mentre i Sistemi Collettivi – continua Arienti – dichiarano ogni mese le quantità di RAEE gestiti, gli impianti che ritirano i RAEE direttamente dagli Enti Locali e dai negozianti non dichiarano nulla, anche se per legge sarebbero obbligati a farlo. Perché? Forse perché le loro metodologie di trattamento non sono corrette dal punto di vista ambientale? Forse perché è preferibile dal punto di vista fiscale non apparire troppo?”


“Io non so rispondere – conclude il Direttore Generale di Ecodom – ma vorrei porre qualche altra domanda: perché non ci sono ispezioni su questi impianti? Perché non scattano sanzioni se questi impianti non rispettano l’obbligo di dichiarare le quantità di RAEE gestite? Non stiamo parlando di migliaia di soggetti, ma di poche centinaia di impianti su cui non dovrebbe essere difficile fare controlli puntuali. Così come non sembra complicato fare controlli sui negozianti che effettuano il ritiro uno contro uno dei RAEE (che nel caso dei grandi elettrodomestici avviene in quasi la totalità degli acquisti di nuove apparecchiature): a chi consegnano questi RAEE? E con quali CER? Li consegnano come RAEE oppure come rottami metallici? Forse lo Stato Italiano (che ha la responsabilità nei confronti della Comunità Europea di raggiungere il target di raccolta, fissato per il 2019 al 65% delle quantità di AEE immesse sul mercato) deve smettere di chiedersi come aumentare la raccolta differenziata dei RAEE e iniziare a cercare attivamente i flussi di RAEE nascosti, quelli che ci certamente esistono ma che nessuno dichiara”.