News * 31/03/2020
La gestione dei RAEE ai tempi del Coronavirus

Ecco come cambiano le regole sulla raccolta, il trasporto e il trattamento dei Rifiuti Elettrici ed Elettronici in Italia. Il grazie di Ecodom a tutti gli operatori della filiera

Questo articolo si apre e si chiude con il ringraziamento di Ecodom a tutti gli operatori della filiera dei RAEE che quotidianamente garantiscono la raccolta, il trasporto e il trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Il servizio è ricompreso tra le attività produttive industriali e commerciali che il governo, attraverso il DPCM del 22 marzo 2020 ha ritenuto opportuno non sospendere durante l’emergenza nazionale causata dalla diffusione del Coronavirus. Il nostro sistema va dunque avanti, ma al ritmo più ridotto possibile allo scopo di coniugare le logiche di servizio a quelle di tutela della salute degli operatori addetti al trasporto e al trattamento. La strategia per rendere sicuro il loro lavoro coinvolge oggi più che mai anche tutta la comunità dei consumatori italiani.

La nostra raccomandazione ai consumatori

Per quanto possibile, anche per i RAEE vale la regola “io resto a casa”. In questo modo i cittadini possono contribuire alla riduzione dei trasporti e quindi alla diminuzione dei rischi per i conducenti degli automezzi. Fortunatamente i RAEE non appartengono a quelle categorie di rifiuti che hanno un grande impatto domestico: diversamente da umido, secco, vetro, plastica e carta, i rifiuti elettronici non provocano miasmi, accumuli di sporco o di sostanze nocive in casa. “Conservare un RAEE nella propria abitazione durante il periodo di emergenza non presenta controindicazioni e può aiutare a ridurre le possibilità che gli operatori della filiera subiscano il contagio. È dunque opportuno che chiunque non abbia un’esigenza immediata e improrogabile di disfarsi dei propri rifiuti elettronici, eviti di farlo”, ricorda il direttore generale di Ecodom, Giorgio Arienti.

Le quantità raccolte sono in diminuzione

Nelle ultime settimane, molti Enti Locali hanno imposto la momentanea interruzione della raccolta e la chiusura delle isole ecologiche: questo ha portato il flusso mensile di RAEE gestiti su scala nazionale a un quinto di quello ordinario. Il dato - aggiornato a fine marzo 2020 – evidenzia gli sforzi fatti per evitare che l’intera filiera sia esposta a inutili rischi di contagio. La raccolta prosegue nei casi di “emergenza”, quali ad esempio Centri di Raccolta (CdR) saturi di rifiuti che è opportuno svuotare prima della chiusura, o Luoghi di Raggruppamento (LdR) pieni di RAEE ritirati “uno contro uno” dai distributori che effettuano vendite online (ancora attive). Per rispettare tali obblighi di servizio e alleggerire il carico di lavoro su vettori e impianti, lo scorso 17 marzo il Centro di Coordinamento RAEE ha elaborato tre provvedimenti d’emergenza, con l’obiettivo di facilitare le attività dei lavoratori della filiera.

Tempi d’intervento più lunghi e richieste di ritiro mirate

La prima di queste tre misure – adottate dal Comitato Guida dell’Accordo di Programma tra ANCI, il CdC RAEE, le Associazioni delle aziende di raccolta e le Associazioni dei Produttori – riguarda i Tempi Massimi di Intervento (TMI) concessi ai trasportatori per il ritiro dei RAEE dai CdR e dagli LdR. L’allungamento dei TMI da 5 a 10 giorni permetterà ai fornitori di razionalizzare la circolazione dei mezzi e l’impiego di risorse che, pertanto, verranno esposte di meno ai rischi del virus. Il secondo provvedimento riguarda le richieste di ritiro da parte di CdR e LdR che, fino a fine emergenza, saranno filtrate da parte del call center del CdC RAEE sulla base di una valutazione delle effettive condizioni di emergenza. Nella stessa direzione va la terza misura, in virtù della quale il CdC RAEE ha temporaneamente soppresso i cosiddetti “ritiri a giro”, ovvero quei passaggi che i sistemi collettivi effettuano con cadenza prestabilita presso i CdR più piccoli.

I dati di Ecodom dimostrano l’efficacia di queste misure. Nel corso dell’ultimo mese il nostro Consorzio ha registrato un drastico, ma comprensibile, calo delle richieste di ritiro, che dal 2 al 25 marzo 2020 sono passate da 346 a 54 in tutta Italia.

Il MATTM aumenta temporaneamente i limiti formali di stoccaggio

Il blocco governativo a molte attività industriali si ripercuote anche sulla capacità degli impianti di trattamento dei RAEE di piazzare le frazioni in uscita presso la filiera a valle. Acciaierie e fonderie italiane non accolgono più carichi di materie prime seconde perché chiuse in virtù del DPCM; gli impianti di riciclo all’estero non sono raggiungibili perché molti Paesi stranieri hanno chiuso le frontiere ai carichi di merci dall’Italia. Secondo Marco Sala, Operations Director di Ecodom, i rischi potenziali di questo stallo sono due: “il primo è quello di raggiungere una saturazione degli stoccaggi di RAEE in ingresso ai nostri impianti, che potrebbero non accettare più rifiuti per l’impossibilità di mandar fuori le frazioni dopo la lavorazione. Il secondo rischio è quello di saturare gli stoccaggi delle materie prime seconde in uscita, in attesa della riapertura della filiera a valle”. Per venire incontro a queste problematiche, su richiesta del CdC RAEE, di ASSORAEE e delle altre associazioni di categoria il Ministero dell’Ambiente ha inviato alle Regioni e alle Province autonome una circolare per invitare questi Enti ad aumentare temporaneamente i limiti normativi di stoccaggio, per permettere così agli impianti di immagazzinare RAEE oltre i quantitativi fissati dalle singole autorizzazioni.

Ecodom ringrazia gli operatori della filiera

Le quattro misure già in atto (ritiri di emergenza, aumento del TMI, filtro alle richieste di ritiro e deroga ai limiti normativi di stoccaggio) rappresentano l’attuale strategia che il sistema RAEE italiano ha scelto per tutelare la filiera e i suoi operatori. Persone alle quali Ecodom rivolge un sincero ringraziamento per la grande disponibilità dimostrata in questa situazione di grave emergenza nazionale. Il nostro Consorzio è consapevole degli sforzi che essi compiono per garantire un servizio a tutta la comunità, e dei rischi che affrontano anche per la carenza di dispositivi di protezione personale. La nostra speranza – condivisa oggi con tutti i cittadini italiani – è che l’insieme dei provvedimenti adottati (tra i quali anche quelli sopra illustrati) e dei sacrifici che responsabilmente ciascuno sta accettando di fare possano servire ad uscire in tempi rapidi da questa situazione di emergenza.