News * 30/01/2020
Il Concorso “Storie di Economia Circolare” arriva al Trieste Film Festival

Il video vincitore della competizione per storyteller indetta da Ecodom e CDCA è stato proiettato nel corso della prestigiosa rassegna cinematografica friulana. L’intervista con Sara Muscogiuri e Giuseppe Chiantera, autori del minidoc “Bag Studio – Architettura sostenibile con materiali naturali”

“Storie di Economia Circolare” è sbarcato al Trieste Film Festival 2020. Lo scorso 20 gennaio, “Bag Studio – Architettura Sostenibile con materiali naturali”, video vincitore della seconda edizione del Concorso promosso da Ecodom e dal CDCA, è stato proiettato durante la terza serata della prestigiosa rassegna cinematografica friulana.

Costruire case con materiali naturali

Il documentario, girato da Giuseppe Chiantera e Sara Muscogiuri, racconta di una delle realtà più virtuose nello scenario dell’Economia Circolare in Italia. Si tratta di Bag, studio di architettura romano che ha fatto dell’edilizia sostenibile la vera missione del proprio lavoro. Fondato nel 2009 da Paolo Robazza, Bag Studio è riuscito a coniugare in oltre dieci anni di attività la cultura dell’abitare bene con quella dell’abitare sostenibile, grazie all’impiego di materiali da costruzione totalmente naturali. Al tempo dei nuovi ecomostri che cambiano i volti delle città italiane, con costi eccessivi in termini ambientali e di risorse, l’obiettivo di Bag è quello di un ritorno alla semplicità e a un’edilizia a “basso impatto” che guarda al passato. Una filosofia resa pratica, in fase di costruzione, dall’uso di materiali come il legno, la paglia, la terra cruda, il bambù e la pietra. “L’architettura sostenibile ha un valore di circolarità ambientale anche perché i materiali impiegati provengono dalla terra e alla terra tornano a fine ciclo di vita”, sostengono gli autori del video. E se tutto questo ha già i tratti di un progetto convincente, a renderlo vincente c’è il plus del cosiddetto “cantiere aperto”: il luogo fisico in cui la casa prende vita, ma anche quello ideale in cui antiche tecniche di costruzione vengono tramandate dai vecchi artigiani ai nuovi architetti e, da questi, ai  futuri padroni di casa che vengono coinvolti attivamente nella creazione della propria abitazione.

“Abbiamo scelto di raccontare la storia di Bag perché è una realtà complessa”, hanno dichiarato a Ecodom i due autori Sara Muscogiuri e Giuseppe Chiantera. “Non sempre è facile comprendere, per chi non è addetto ai lavori, quante e quali attività svolge uno studio che si occupa di architettura, e ancora di più se si occupa di architettura sostenibile. La nostra intenzione, e allo stesso tempo la sfida alla quale siamo andati incontro, è stata quella di raccontare i dieci anni di attività di Bag Studio. Partendo dal primo intervento, successivo al terremoto de L’Aquila, quindi in emergenza, fino alle ultime attività in cantiere: abbiamo cercato di ripercorrere la storia dello studio, le sue evoluzioni e i cambiamenti; mentre cambiava anche la sensibilità e l’interesse in Italia per l’architettura con materiali naturali”.

Quale connessione c’è fra Bag Studio e i fatti de L’Aquila?
“Tutti noi sappiamo cosa vuol dire vivere in una casa, e possiamo immaginare cosa voglia dire perderla per calamità naturali. È quindi semplice per tutti immaginare quale portata potrebbe avere l’architettura con materiali naturali nella vita di ognuno, nella quotidianità come in emergenza, dalla propria abitazione fino alle grandi città. Attraverso il nostro documentario abbiamo voluto rendere accessibile a tutti una storia complessa, ed una storia che è portavoce di un messaggio potente e costruttivo per il futuro”.

Grazie al vostro video abbiamo conosciuto le tante virtù del lavoro di Bag Studio: dalla scelta dei materiali a quella di far lavorare i proprietari alla costruzione delle loro case. C'è qualche aspetto che non avete raccontato?
“La storia di Bag Studio porta al suo interno tante altre storie. Le storie degli architetti e degli ingegneri che collaborano con Bag, le storie degli artigiani che lavorano con tecniche antiche e ne preservano le funzionalità, le storie degli imprenditori che scelgono di investire in prodotti sostenibili per rendere l’edilizia meno impattante, le storie di cittadini che si sono trovati, per scelta o per necessità, a vivere un’edilizia sostenibile. Infine, le storie degli studenti che frequentano oggi le facoltà di architettura nel mondo e partecipano ai workshop di Bag. Per necessità narrative e per aderenza con i requisiti di “Storie di Economia Circolare” abbiamo lievemente tralasciato l’aspetto del cantiere come leva sociale di comunità. Grazie all’attività di Bag Studio il cantiere diventa anche un momento cruciale per la società, per il suo fare rete, per il suo riuscire a mettere in connessione antichi saperi e nuove generazioni, attraverso un momento di condivisione e apprendimento”.

Dopo aver raccontato questa storia credete che costruire case con materiali naturali potrà diventare una scelta diffusa in futuro?
“Lavorando al nostro reportage abbiamo scoperto che l’interesse verso l’architettura sostenibile è alto e che le persone sono incuriosite da diversi aspetti. L’architettura e l’edilizia sostenibili potrebbero diventare una scelta diffusa solo se supportate da un sistema a tutto tondo. È necessario che la spinta non venga soltanto da privati e cittadini curiosi o interessati. Ci vorrebbe un cambiamento sistemico: informazione, sensibilizzazione, politiche pubbliche, normative e regolamentazioni, incentivi. Costruire con materiali naturali in un futuro imminente più che una scelta potrebbe diventare un percorso obbligato, per ridurre le emissioni del settore dell’edilizia, uno tra i settori più impattanti e inquinanti”.

Avete partecipato, e vinto, a un concorso sull'Economia Circolare. Che cosa avete imparato di nuovo su questo mondo ancora relativamente sconosciuto in Italia?
“Nel momento in cui ci siamo avvicinanti all’Atlante italiano di Economia Circolare siamo rimasti positivamente sorpresi nello scoprire quante aziende nel nostro Paese siano virtuose dal punto di vista dell’Economia Circolare. Il fatto che esistano, però, non vuol dire che siano conosciute: sarebbe importante divulgare le buone pratiche di Economia Circolare, raccontare che un’altra imprenditoria è possibile. Sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica, raccontare che l’Economia Circolare esiste e funziona, che non è una scelta così di nicchia come la si immagina, è anche un modo per informare su scelte alternative, e sempre più necessarie, rispetto a quelle tradizionali”.