News * 20/12/2015
Europa bocciata sui RAEE: è ora di correre ai ripari

Presentati il 25 novembre 2015 a Roma, nel corso di un workshop promosso da Ecodom e Remedia, i risultati della ricerca Countering Weee Illegal Trade (CWIT), realizzata dal WEEE Forum e finanziata dalla Comunità Europea. Alla presentazione dei dati da parte del Segretario Generale del WEEE Forum, Pascal Leroy, è seguita una tavola rotonda incentrata su cosa fare per ridare slancio, anche in Italia, alla corretta gestione dei RAEE.

Europa bocciata nella gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche: circa due terzi di tutti quelli generati non vengono trattati correttamente. È il dato fondamentale che emerge dalla ricerca «Countering Weee Illegal Trade» (CWIT), presentata a Roma il 25 novembre 2015 da Pascal Leroy, Segretario Generale del WEEE Forum, durante un workshop promosso dai Consorzi Ecodom e Remedia. I lettori di EcodomNews conoscono già sia i principali risultati della ricerca (finanziata dalla Comunità Europea e realizzata dal WEEE Forum insieme a Interpol, United Nations University - Unu, gli istituti United Nations Interregional Crime and Justice Research e Compliance Risks, l’associazione Cross-Border Research e la società Zanasi Partners), sia le proposte avanzate nel Progetto CWIT per ridurre il commercio illegale dei RAEE. Ricapitoliamo brevemente entrambi:

  • nel 2012, in Europa, solo il 35% dei RAEE dismessi da aziende o da privati sono stati intercettati dai sistemi ufficiali di raccolta e riciclo: un quantitativo pari a 3,3 milioni di tonnellate contro i 9,5 milioni totali generati;
  • il restante 65%, pari a 6,2 milioni di tonnellate, risulta esportato oppure riciclato in modo ambientalmente non corretto, o semplicemente gettato tra i rifiuti indifferenziati;
  • oltre 750mila tonnellate di RAEE finiscono nella raccolta indifferenziata e 1,3 milioni di tonnellate sono spedite fuori dall’Europa senza adeguati documenti di esportazione;
  • di queste ultime, circa il 30% (400mila tonnellate) sono realmente RAEE, mentre il restante 70% è composto da apparecchiature ancora funzionanti (AEE);
  • per combattere il fenomeno viene suggerito il potenziamento della cooperazione tra le agenzie e tra gli Stati per quanto concerne lo scambio e l’analisi delle   informazioni, attraverso la costituzione di due nuovi sistemi:
    • un “Operational Intelligence Management System” che accresca la conoscenza comune sui crimini legati al commercio e al trattamento illegale dei RAEE, identifichi i rischi connessi alla criminalità organizzata (su base nazionale e internazionale) e suggerisca azioni specifiche;
    • una “National Environmental Security Task Force (NEST)”, formata da diverse autorità e partner e guidata da un team di esperti specializzati, per attivare un’applicazione della legge cooperativa, collaborativa e coordinata a livello nazionale e internazionale.
Un problema serio, in Europa e in Italia

«I RAEE gestiti ogni anno in Europa in modo ambientalmente non corretto pesano quanto un muro di mattoni alto 10 metri che va da Oslo alla Sicilia - ha spiegato Leroy nel corso del suo intervento -. È indispensabile estrarre dai RAEE tutti i metalli e i componenti economicamente più interessanti, tra cui le materie prime critiche (come le terre rare), e massimizzarne il riciclo». Questo, ha continuato, per ragioni tanto ambientali quanto economiche: «I RAEE gestiti in maniera illecita liberano nell’ambiente sostanze tossiche come piombo, mercurio, cadmio, cromo e gas ozono-lesivi, assai dannosi per la salute. Dal punto di vista economico, si aggira tra gli 800 e i 1.700 milioni di euro la stima della perdita per le aziende che operano nella legalità, a fronte di un guadagno per le imprese che agiscono illegalmente tra i 150 e i 600 milioni all’anno».

Dopo il Segretario Generale del WEEE Forum è intervenuto Marco Avanzo, Direttore della prima Divisione (Polizia Ambientale e Forestale) del Corpo Forestale dello Stato, che ha fatto il punto sulla situazione italiana: «Anche nel nostro Paese il settore dei rifiuti elettronici sta assumendo sempre maggiore rilievo tra le condotte criminali riconducibili alla gestione illecita dei rifiuti. La sottrazione al ciclo virtuoso del recupero di quote prevalenti del volume totale - ha proseguito - alimenta, oltre a traffici nazionali e transnazionali (determinando vere e proprie emergenze nei Pase destinatari, solitamente Paesi in via di sviluppo), una distorsione competitiva del mercato, penalizzando le aziende aderenti alla compliance».

Che fare? Intorno a questa domanda si è incentrata la tavola rotonda che, moderata da Enrico Fontana (responsabile dell'Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente), ha concluso il workshop e alla quale hanno partecipato: la senatrice Laura Puppato; Maria Letizia Nepi, di FISE Unire; i Direttori Generali di Ecodom, Giorgio Arienti, e di Remedia, Danilo Bonato. In Italia le leggi ci sono (il nostro Paese è stato il terzo nella UE, dopo Regno Unito e Olanda, ad attuare la nuova Direttiva 2012/19/UE sui RAEE), ha dichiarato Leroy, e sono «ottime. Solo che - ha aggiunto - non vengono applicate fino in fondo». E hanno un sistema di sanzioni, ha chiosato Avanzo, «in cui per lo più scatta la prescrizione». Ad aggravare il problema, hanno rimarcato Arienti e Bonito, è il sistema delle autorizzazioni, «che dimentica di valutare il processo di smaltimento», con il risultato che su oltre 900 aziende in possesso di una autorizzazione al trattamento dei RAEE, solo un centinaio adottano un processo idoneo dal punto di vista ambientale.

Persiste poi il problema, più volte denunciato anche da Ecodom, dell’attesa - ormai quasi biennale - dei decreti attuativi del D.Lgs 14 marzo 2014, n. 49 di recepimento della Direttiva 2012/19/UE sui RAEE, previsti dallo stesso D.Lgs e indispensabili per far compiere un concreto salto di qualità alla corretta gestione dei RAEE (ad esempio, agevolando la consegna dei RAEE da parte del consumatore ai negozi di AEE o definendo gli standard qualitativi che gli impianti di trattamento devono rispettare e le relative modalità di verifica). Un’attesa di cui nessun componente del Ministero dell’Ambiente - benché invitato al workshop - si è presentato a spiegare le ragioni.

Countering Weee Illegal Trade
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