News * 02/07/2019
Economia Circolare: scopri l’Atlante e racconta una Storia

Continuano a crescere in Italia le aziende e gli enti che operano secondo modelli di produzione basati sulle logiche dello sviluppo sostenibile. Da Sud a Nord sono 210 le realtà mappate nell’Atlante Italiano dell’Economia Circolare (www.economiacircolare.com). Prorogati al 31 luglio 2019 i termini per partecipare al concorso a premi “Storie di Economia Circolare” promosso da Ecodom e dal Centro Documentazione Conflitti Ambientali

Il gruppo della Fattoria della Piana di Candidoni

C’è un concetto che più di ogni altro sottende alla logica e al funzionamento dell’Economia Circolare: quello di sviluppo sostenibile. Nella sempre attuale definizione che, nel 1987, venne vergata nel Rapporto della Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo dell’UNEP, lo sviluppo è considerato sostenibile quando è “in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri".
Per avere sostenibilità è, dunque, fondamentale che i processi di produzione siano messi in atto nel pieno rispetto del Pianeta. L’ipotesi, quanto mai reale, è rafforzata dalle straordinarie immagini di “Anthropocene”, il progetto artistico sullo sfruttamento delle risorse naturali della Terra, in esposizione fino al 6 ottobre 2019 al Mast di Bologna. In un’eccezionale sequenza di fotografie e video reportage, gli artisti Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, raccontano i grandi cambiamenti determinati dall’azione devastatrice dell’uomo sui mari, sulle terre e sull’atmosfera. Un processo senza soluzione di continuità che coinvolge indiscriminatamente i Paesi ricchi come Italia, Stati Uniti e Germania, e quelli poveri come il Kenya, la Nigeria e il Messico. Dall’erosione del marmo nelle cave di Carrara, all’accumulo di rifiuti nella mega discarica di Dandora, a Nairobi, Kenya; dall’estrazione della lignite nelle miniere di Hambach, ai devastanti processi di fusione del rame negli impianti di Chuquicamata, in Cile, tutto narra di un Pianeta in costante affanno, la cui salute fisica viene quotidianamente compromessa dalla corsa all’accaparramento dei suoi beni primari. 

Le basi dell’Economia Circolare

Il processo in atto è devastante, ma non irreversibile. Già da diversi anni, in tutto il mondo, sono nate milioni di piccole, medie e grandi realtà produttive ed erogatrici di servizi che hanno fatto dello sviluppo sostenibile il centro del loro lavoro. Esse rappresentano la base dell’Economia Circolare, gli attori principali di un “ripensamento complessivo e radicale rispetto al modello produttivo classico, basato sull’iper-sfruttamento delle risorse naturali”. Lo spiega bene la Ellen MacArthur Foundation secondo cui, l’Economia Circolare è quella “progettata per auto-rigenerarsi, in cui i materiali di origine biologica sono destinati ad essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici devono essere progettati per essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. Sono cinque i criteri base di un approccio circolare: l’eco-progettazione dei prodotti; l’ideazione dei beni secondo i principi di modularità, versatilità e adattabilità ai cambiamenti esterni; l’uso di energie prodotte da fonti rinnovabili; l’adozione di un pensiero olistico; l’uso di materie prime seconde provenienti da filiere di recupero. 

L’Economia Circolare in Italia

Fare Economia Circolare significa, dunque, operare seguendo un modello di sviluppo sostenibile capace di garantire la creazione di beni e l’erogazione di servizi di alta qualità. Dall’inizio del 2019, in Italia si contano 210 realtà economiche e associative orientate su un paradigma di tipo circolare. La loro presenza sul territorio (in crescita del +31% rispetto al 2018) è periodicamente censita nell’Atlante italiano dell’Economia Circolare, una piattaforma online e di libera consultazione, realizzata da Ecodom insieme agli esperti del Centro Documentazione Conflitti Ambientali [1]. Considerando le tre macroregioni, il Centro Italia si posiziona al primo posto della classifica dell’Economia Circolare con il 37,6% delle realtà mappate, seguito dal Nord con il 35,7% e dal 26,6% del Sud e delle Isole. La più virtuosa delle Regioni è la Lombardia con il 19,5% delle attività, seguita dal Lazio con il 15,7%, dalla Toscana con l’11,4% e dalla Campania con il 9%. In ultima posizione c’è la Valle d’Aosta, dove non è stata ancora censita alcuna realtà ispirata a un modello sostenibile.

[1] Il Centro Documentazione Conflitti Ambientali è nato nel 2007 da un progetto dell’associazione A Sud, con l’obiettivo di indagare, studiare e divulgare le cause e le conseguenze in termini ambientali e sociali dei conflitti generati dallo sfruttamento delle risorse naturali e dei beni comuni.

Il settore tessile è il primo posto

Il 30,4% delle attività circolari italiane è rappresentato da organismi no-profit, il resto è diviso fra imprese, enti di ricerca e attività legate alla Pubblica amministrazione. Il 37% delle aziende circolari realizza prodotti progettati per renderne più facile lo smontaggio e riciclo, il 32% appartiene alla categoria servizi, il 15,2% ha scelto un modello che permette di creare nuovi beni partendo dal riciclo degli scarti di produzione. In quanto ai settori produttivi, è il tessile a riunire il maggior numero di imprese (15,2%), seguito dall’alimentare (11%) e da quello della raccolta e gestione dei rifiuti (10,4%).  

Gli esempi virtuosi nel Sud Italia

Per le Regioni del Mezzogiorno d’Italia, le realtà che operano sul territorio secondo criteri di Economia Circolare rappresentano una risposta concreta agli alti tassi di disoccupazione giovanile. Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, Sicilia, Campania e Calabria figurano nei primi dieci posti della classifica delle regioni europee con le più alte percentuali di disoccupati tra i 15 e i 24 anni. Di fronte a un dato medio europeo che si attesta sul 15,2%, la Sicilia e la Campania esprimono una percentuale di giovani disoccupati del 53,6%, mentre in Calabria il dato è del 52,7%. 
Un esempio di resistenza alle statistiche è quello di Candidoni, un piccolo paese di poco più di 400 anime in provincia di Reggio Calabria, dove la Fattoria della Piana si distingue come realtà produttiva di primo piano nel panorama dell’Economia Circolare. Nata nel 1996, come cooperativa agricola specializzata nel caseario, dal 2008 l’azienda ha deciso di riutilizzare i propri scarti agricoli, trasformandoli in concime organico per i foraggi destinati agli allevamenti. Ancor più importante è stata la realizzazione di una centrale di produzione di biogas, un impianto tecnologico che consente alla Fattoria di essere totalmente ecosostenibile e di azzerare il ricorso a combustibili fossili.
A Napoli dal 2016 Mella Verde di Roberta Macrì si distingue come primo rivenditore italiano di carta piantabile, riciclabile e compostabile. Da acquistare a risme o in forma di biglietti per varie occasioni, la carta piantabile da 70 grammi è creata utilizzando semi di fiori o frutti (certificati non OGM) e fecola di patate, che rendono il prodotto 100% naturale e biodegradabile. Per i prodotti stampati vengono usati solo inchiostri certificati a base d’acqua e senza sostanze tossiche o solventi al loro interno.  
 

La potenza del Centro Italia

Prima macroregione italiana in quanto a presenza di realtà votate all’Economia Circolare, il Centro Italia si distingue anche per l’ampia varietà di applicazione dei principi del riuso delle materie di produzione.  
Un ottimo esempio è l’Alchemy Recycle Studio, progetto nato nel 2013 ad Anzio (RM) per la creazione di strumenti musicali sostenibili. Handpan e tamburi armonici la specialità della casa, ferro e acciaio i principali materiali di lavoro. Questi sono interamente riciclati da bombole di propano, autoclavi e barili di petrolio, recuperati per ridurre al minimo i volumi di scarto.
Nel settore della gestione dei rifiuti domestici, la romana White Star S.n.c. spicca come una delle più innovative aziende italiane. Dal 2010 si è infatti distinta per aver sviluppato brevetti internazionali, progetti e relativi macchinari capaci di rendere differenziato il rifiuto indifferenziato. L’esempio più noto è un sistema di smaltimento delle cialde del caffè adottato da un importante produttore mondiale per promuovere una campagna di sensibilizzazione sulle buone pratiche in materia di gestione dei rifiuti domestici.  

Il Nord Italia: dalla riqualificazione degli spazi urbani alla rigenerazione dei RAEE

Dal 2018 a Forlì un gruppo di 85 persone ha deciso di riqualificare un terreno abbandonato seguendo le linee di un progetto partecipato da cittadini e realtà dell’associazionismo. È nata così CavaRei – Valori Spazi Persone, un’impresa sociale che oggi conta 49 dipendenti e un corposo numero di volontari, uniti in attività sociali come il rinnovamento di un parco pubblico, con una pista ciclo-didattica e pali di illuminazione dotati di wi-fi, video sorveglianza e musica. CavaRei accoglie, inoltre, 80 persone disabili nei centri Socio-Assistenziali e Socio-Occupazionali e realizza inserimenti lavorativi finalizzati alla stabilizzazione occupazionale delle persone svantaggiate. La circolarità messa in pratica da CavaRei è quella delle relazioni sociali e delle reti produttive del territorio. A questa impresa sociale si deve anche la costruzione di un edificio ad alta prestazione energetica, creato grazie a materiali riciclati e scarti provenienti da varie aziende del territorio. 
È tutta bolognese la Giunko S.r.l., startup nata alla fine del 2014 intorno al progetto Junker, una app dedicata a migliorare la pratica quotidiana della raccolta differenziata domestica. Junker è in grado di riconoscere ogni prodotto dalla scansione del codice a barre e dai simboli degli imballaggi, e segnalare all’utente in quale bidone conferire il relativo rifiuto, secondo le regole del comune in cui si trova. Un servizio di localizzazione basato sulla tecnologia gps permette agli utenti che si mettono in viaggio, di avere a disposizione tutte le informazioni relative alla raccolta differenziata in altri comuni italiani. L’app, senza pubblicità e senza rete commerciale, oggi viene utilizzata da cinque milioni di italiani. 
Ultimo esempio virtuoso del nord è Astelav, acronimo di Assistenza Tecnica Lavatrici. Fondata a Vinovo (TO) nel 1963 da Giorgio Bertolino, l’azienda è diventata in poco più di mezzo secolo uno dei uno dei principali distributori europei di accessori e ricambi per elettrodomestici. Nel 2016 l’approdo nel sistema dell’Economia Circolare con l’idea di Ri-Generation, progetto dedicato alla preparazione per il riutilizzo di RAEE (lavatrici, lavastoviglie, cucine e frigoriferi).  

Il concorso “Storie di Economia Circolare”

La sostenibilità ambientale e lo sviluppo dei nuovi modelli produttivi sono al centro della seconda edizione del concorso a premi “Storie di Economia Circolare”, lanciato da Ecodom e dal Centro Documentazione Conflitti Ambientali. 
Il contest è rivolto a scrittori, fotografi, videomaker, reporter radiofonici e disegnatori che abbiano voglia di mettersi in gioco e raccontare una o più realtà dell’Economia Circolare in Italia. Le opere per le cinque categorie narrative in gara - video, foto, radio, scrittura e fumetto - potranno essere consegnate entro il 31 luglio 2019. 
Tutte le produzioni saranno poi sottoposte fino alla fine di settembre, a una votazione online aperta da parte del pubblico, alla quale seguirà quella della giuria di qualità del concorso. Quest’ultima è composta da esperti del mondo dell’informazione e della cultura, uno per ogni categoria in concorso: il regista Andrea Segre per l’audiovisivo, la foto editor Giulia Tornari per la fotografia, la giornalista di Radio3 Florinda Fiamma per il linguaggio radiofonico, lo sceneggiatore e graphic journalist Luca Scornaienchi e il giornalista Giuseppe Rizzo di Internazionale per la scrittura.
Ai vincitori saranno assegnati i seguenti premi: 4.500 euro per la categoria video, 4.000 euro per la categoria foto, 2.500 euro per la categoria radio, 2.500 euro per la categoria fumetto e 2.000 euro per la categoria scrittura. Il video vincitore sarà proiettato durante la 31ma edizione del Trieste Film Festival, che si svolgerà dal 17 al 22 gennaio 2020.

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