News * 30/01/2018
Come siamo cresciuti in 10 anni: i numeri di Ecodom e il sistema RAEE

Al termine dei dieci anni di attività del Consorzio è quasi d’obbligo soffermarsi a tracciare delle righe, fare dei bilanci, riflettere su quanto fatto e su quanto ancora da fare. In realtà questa analisi si allarga, andando ad abbracciare sì l’operato di Ecodom, ma non solo: la nascita del Consorzio corrisponde infatti, mese più, mese meno, all’entrata in vigore delle nuove modalità di raccolta dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche ed è dunque l’intero Sistema a dover essere sottoposto a un primo, importante bilancio su base decennale.

 

I dati in possesso di Ecodom dimostrano che la crescita c’è stata e c’è, anche se in alcuni momenti discontinua: se nel 2008 sono state gestite dal Consorzio 30.573 tonnellate di RAEE, nel 2017 è stata toccata quota 104.614 tonnellate: quasi 3,5 volte tanto. Il primo e fondamentale salto è stato fatto subito, proprio tra il 2008 e il 2009, quando (grazie alla progressiva adesione degli Enti Locali al nuovo Sistema RAEE) dalle 30mila tonnellate del primo anno si è passati alle 75.954 del secondo. Per diverso tempo i volumi hanno subito un andamento altalenante, ponendosi tra il minimo delle 70.955 tonnellate del 2013 e il massimo delle 89.052 tonnellate del 2010.

Dal 2015 (78.265 tonnellate) il trend di crescita ha ricominciato ad essere apprezzabile, facendo registrare 95.889 tonnellate nel 2016 e 104.614 tonnellate nel 2017, quando Ecodom ha superato (primo e unico Consorzio in Italia) il tetto delle 100mila. Più ancora del volume totale sui 10 anni (779.952 tonnellate) interessa qui però analizzare più a fondo questo andamento così altalenante: significa che negli anni è cambiata la propensione degli italiani al corretto riciclo, che in alcuni momenti è più accentuata e in altri meno? O ci sono altri fattori che influiscono su questi risultati?In realtà dobbiamo leggere questi dati con molta attenzione per non cadere in conclusioni fuorvianti – sottolinea il Direttore Generale di Ecodom Giorgio Arienti – Dobbiamo partire da un presupposto: la legge italiana permette l’esistenza di un mercato parallelo (cioè di soggetti che possono effettuare il trattamento dei RAEE senza avere rapporti con i Sistemi Collettivi) che è di fatto fuori controllo, perché non fornisce alcun dato sulla propria attività anche se intercetta circa due terzi dei RAEE raccolti in Italia dai Comuni e dai negozianti. Quindi potremmo dire in estrema sintesi che quando la quota gestita da Ecodom (e dagli altri Consorzi) cresce è sostanzialmente perché il mercato parallelo si fa meno aggressivo, a causa della diminuzione del valore delle materie prime”.

I numeri non certo brillanti della raccolta dei RAEE in Italia, che abbiamo già visto anche nelle Key Figures di novembre 2017, e la loro crescita non ottimale nel corso degli anni non sono dunque indice della propensione degli italiani alla raccolta differenziata (capitolo su cui comunque ci sarebbe probabilmente da lavorare, soprattutto per quanto riguarda i piccoli RAEE): “Il vero problema sono i criteri con cui vengono rilasciate le autorizzazioni al trattamento dei RAEE: occorre intervenire quanto prima dal punto di vista legislativo per far sì che i criteri qualitativi richiesti siano più stringenti, perché ci sia un vero controllo di processo, e anche perché sia davvero obbligatorio, pena sanzioni, dichiarare le quantità di RAEE trattate. Altrimenti la crescita risulterà sempre di gran lunga inferiore a quella che potrebbe essere – continua Arienti – Qualcosa sembrerebbe muoversi in questo senso: ci auguriamo che a breve venga emanato il Decreto sulla qualità del trattamento che aspettiamo dal 2014. Se il Ministero dell’Ambiente non interverrà quanto prima, sarà inevitabile che lo Stato Italiano sia oggetto di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta dei RAEE”.

Per comprendere la portata del problema, oggi il “tasso di ritorno” – cioè il rapporto tra la quantità di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) che vengono raccolti e la quantità di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) immesse sul mercato è pari a circa il 35%, mentre entro il 2019 (cioè in meno di due anni da oggi) secondo la Direttiva comunitaria dovremo arrivare a una quota del 65%.